Per decenni, l’evoluzione della patata è rimasta un enigma scientifico, ma un nuovo studio genetico ha finalmente riscritto la storia di questo alimento fondamentale.
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Cell, le patate che conosciamo oggi sono il risultato di un singolo evento di ibridazione avvenuto 9 milioni di anni fa tra un’antica specie di pomodoro e una pianta simile alla patata ma priva di tuberi.
Un “mix” genetico inaspettato
Gli scienziati sapevano già che le patate (Solanum tuberosum) erano imparentate sia con i pomodori che con una famiglia di piante sudamericane chiamate Solanum etuberosum (che assomigliano alle patate ma non producono tuberi).
Tuttavia, si pensava che queste specie fossero cugine alla lontana, condividendo semplicemente un antenato comune.
Le nuove analisi genomiche hanno invece rivelato che la patata è nata da un incrocio diretto tra queste due linee evolutive.
Ogni specie di patata possiede infatti una composizione genetica mista: circa metà del suo genoma proviene dalla linea del pomodoro e l’altra metà da quella della pianta senza tuberi.
Sandra Knapp, botanica del Natural History Museum di Londra, spiega che questa firma genetica coerente suggerisce che le patate abbiano avuto origine da un unico incrocio ibrido.
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La ricetta per creare un tubero
La formazione del tubero, l’organo che rende la patata unica e commestibile, è stata resa possibile dalla combinazione di specifici geni ereditati dai due genitori:
- Dalla parte del pomodoro è arrivato il gene SP6A, che agisce come un “interruttore principale” per l’avvio della formazione del tubero.
- Dalla linea del S. etuberosum è stato ereditato il gene IT1, essenziale per la crescita dei fusti sotterranei che poi si ingrossano.
Gli esperimenti hanno confermato che senza la cooperazione di questi geni, i tuberi non si formerebbero affatto o rimarrebbero estremamente piccoli.

Il vantaggio evolutivo nelle Ande
Questa ibridazione è avvenuta quando le montagne delle Ande cominciavano a sollevarsi, tra i 6 e i 10 milioni di anni fa.
Spesso i nuovi ibridi sono sterili a causa di incompatibilità genetiche, ma la capacità di produrre tuberi ha offerto alla patata un vantaggio cruciale: i tuberi immagazzinano acqua e nutrienti e possono generare nuove piante senza bisogno di semi o impollinazione.
Questo ha permesso alla pianta di sopravvivere e diffondersi asessualmente, guadagnando il tempo necessario per ri-evolvere la riproduzione sessuale.
Inoltre, la patata ha ereditato il “meglio dei due mondi” in termini di adattamento climatico.
Mentre i pomodori preferiscono condizioni calde e secche e il S. etuberosum prospera in ambienti freddi e umidi, la patata ha sviluppato la capacità di fiorire in zone fredde e secche, permettendo una rapida diversificazione nei nuovi habitat andini.
Dal passato al futuro dell’agricoltura
Circa 20.000 anni fa, gli abitanti indigeni delle Ande scoprirono una specie di patata selvatica gustosa tra le oltre 180 esistenti (molte delle quali tossiche o amare) e ne derivarono numerose varietà, che in seguito si diffusero in tutto il mondo.
Tuttavia, la selezione umana moderna ha ridotto la variabilità genetica delle patate coltivate, rendendole vulnerabili a calore estremo e malattie.
La scoperta di questo antico contributo genomico apre nuove strade per l’agricoltura: gli scienziati possono ora cercare tratti benefici “perduti” nei parenti selvatici e reintrodurli tramite incroci o ingegneria genetica, creando varietà di patate più robuste e resistenti ai cambiamenti climatici.
Per concludere con un’analogia, potremmo pensare alla patata come al risultato di una fusione aziendale di successo: due entità separate (il pomodoro e la pianta senza tuberi), ciascuna con competenze limitate, si sono unite unendo le proprie risorse migliori (i geni specifici) per dominare un mercato completamente nuovo e difficile (l’ambiente ostile delle Ande), creando un prodotto finale molto più resistente e versatile dei degli originali.
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