Esiste un albero, attualmente poco considerato al di fuori della sua zona di origine, che possiede un grosso potenziale per il futuro. Conosciamolo meglio!
Il suo nome scientifico è Artocarpus altilis, ma è comunemente noto come albero del pane: appartenente alla famiglia delle Moraceae e diffuso nel sud-est asiatico e in molte isole dell’oceano Pacifico, i suoi frutti, una volta cotti, hanno proprio la consistenza del pane appena sfornato e un sapore simile a quello delle patate.
Recenti analisi biochimiche hanno inoltre evidenziato che le sue proteine sono di alta qualità, contenendo tutti gli amminoacidi essenziali, il che lo rende superiore a molti altri amidi tropicali.
Cosa lo rende così interessante?
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Climate e condotto da un gruppo della Northwestern University di Evanston (Illinois), un ampliamento della coltivazione dell’albero del pane nel mondo potrebbe aiutare a contrastare la crisi alimentare globale.
Questo per via della sua grande resistenza agli effetti del cambiamento climatico rispetto alle principali coltivazioni.
Mais, grano, soia, riso potrebbero tutte accusare, prossimamente, l’aumento della temperatura media globale e vedere una drastica riduzione della produttività. L’albero del pane, invece, non viene intaccato particolarmente dall’aumento delle temperature e dalla variabilità delle precipitazioni.
In particolare, le proiezioni dello studio estese fino al 2080 mostrano che le aree adatte alla sua coltivazione potrebbero addirittura espandersi nell’Africa subsahariana, dove i raccolti tradizionali sono più a rischio.
Virtù dell’albero del pane
Si tratta di una pianta perenne, che richiede quindi meno acqua, manutenzione e fertilizzanti rispetto a quelle che devono essere ripiantate ogni anno e può vivere per ben 50 anni.
In condizioni ottimali, alcuni esemplari possono produrre frutti per oltre 80-100 anni.
Inoltre, è in grado di resistere in condizioni di siccità fino a 3-4 mesi.
Tuttavia, bisogna notare che la pianta è sensibile alla salinità del suolo, un problema crescente per le isole del Pacifico a causa dell’innalzamento del livello del mare.
I frutti, come detto, ricordano le patate.
Ricchi di amido, fibre e minerali, vengono consumati cotti in varie maniere: al vapore, fritti, arrostiti. Vengono inoltre macinati per ricavarne una farina.
Questa farina sta guadagnando popolarità nei mercati occidentali come alternativa gluten-free ad alto contenuto di nutrienti.

Un potenziale (per ora) non sfruttato
Nonostante la notevole adattabilità ad altri climi, l’albero del pane al momento non è molto utilizzato al di fuori dell’area del Pacifico.
Secondo gli autori dello studio, però, se si vuole contrastare efficacemente il cambiamento climatico, in futuro sarà fondamentale accantonare il ricorso esclusivo alle coltivazioni più tradizionali e attuare una maggiore diversificazione.
Attualmente, diverse organizzazioni no-profit stanno lavorando per distribuire varietà selezionate di Artocarpus altilis in paesi come Haiti e il Ghana per rafforzare la sicurezza alimentare locale.
Sebbene l’albero del pane sia estremamente resiliente al calore, la sfida principale per la sua diffusione globale rimane la logistica, poiché il frutto fresco deperisce molto rapidamente dopo la raccolta.
Un’ultima curiosità
L’albero del pane appartiene alla stessa famiglia dell’Artocarpus heterophyllus, meglio noto come Giaca, ovvero il frutto più grande del mondo.
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