La mappa segreta del sottosuolo: così quadrilioni di chilometri di funghi regolano il clima globale

Un immagine di una foresta dal basso

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Sotto i nostri piedi, nascosta nello strato superficiale del terreno, si dipana un’infrastruttura vivente di proporzioni quasi inconcepibili.

Una monumentale ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Science è riuscita a mappare per la prima volta l’estensione globale dei funghi micorrizici arbuscolari: una rete invisibile di filamenti cellulari, detti ife, che si estende complessivamente per circa 110 quadrillion di chilometri.

Per dare una proporzione astronomica, questa distanza equivale a quasi 750 volte il viaggio di andata e ritorno della Terra dal Sole.

L’impatto di questa scoperta, analizzata anche in un recente approfondimento del The Guardian, ridefinisce radicalmente la nostra comprensione degli ecosistemi terrestri e apre nuove prospettive nella lotta al cambiamento climatico.

Un’alleanza vitale che dura da 475 milioni di anni

I funghi micorrizici arbuscolari non sono organismi isolati, ma stringono una stretta alleanza simbiotica con oltre il 70% delle specie vegetali terrestri.

Lo scambio è regolato da un vero e proprio mercato biologico: i funghi assorbono acqua, fosforo e azoto dagli strati più profondi e inaccessibili del suolo per cederli alle radici delle piante; in cambio, ricevono il carbonio che la vegetazione produce attraverso la fotosintesi clorofilliana.

Grazie all’integrazione di modelli di intelligenza artificiale, all’analisi di oltre 16 000 campioni di terreno e all’uso di sistemi robotici avanzati per l’imaging microscopico, il team di scienziati guidato dalla Society for the Protection of Underground Networks (SPUN) ha stimato che questa biomassa sotterranea racchiuda circa 300 milioni di tonnellate di carbonio: un peso da quattro a sei volte superiore a quello di tutta la popolazione umana vivente messa insieme.

La spugna globale del carbonio

Il ruolo ecologico di questa rete va ben oltre il sostentamento della flora.

I dati indicano che le micorrize arbuscolari agiscono come un colossale serbatoio di stoccaggio atmosferico: ogni anno, questi filamenti convogliano e bloccano nel sottosuolo circa 4 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente.

Questa cifra impressionante rappresenta circa l’11% di tutte le emissioni globali di gas serra generate dalle attività umane.

La distribuzione di questa rete non è però omogenea sul pianeta. Lo studio rivela che i santuari sotterranei della biodiversità fungina si concentrano soprattutto nelle praterie selvagge, che ospitano il 40% dell’intera infrastruttura micorrizica mondiale.

Zone umide e praterie come le Everglades in Florida, il bacino del Sud nel Sud Sudan e le steppe dell’altopiano tibetano presentano le densità di ife più elevate in assoluto.

Le minacce causate dall’agricoltura intensiva

Il mappaggio globale ha evidenziato un forte segnale d’allarme: nei terreni sfruttati dall’agricoltura intensiva su larga scala, la densità delle reti fungine subisce una riduzione media del 47.3% rispetto agli ecosistemi selvaggi.

Le cause principali di questo degrado ambientale sono tre:

  • le lavorazioni meccaniche profonde, come l’aratura, che spezzano fisicamente la delicata architettura dei filamenti nel terreno;

  • l’uso massiccio di fertilizzanti chimici, che rende le piante autosufficienti e le induce a interrompere il legame simbiotico con il fungo;

  • i trattamenti con fungicidi ad ampio spettro, che distruggono direttamente i microrganismi benefici del suolo.

Quando la rete si indebolisce, il terreno perde la sua naturale capacità di trattenere il carbonio, diminuisce la ritenzione dei nutrienti e diventa estremamente più vulnerabile all’erosione e alla siccità.

Inoltre, la frammentazione delle ife riduce la protezione naturale dei corsi d’acqua dal dilavamento di fosforo e azoto.

infografica importanza funghi sotterranei

Ripensare la conservazione partendo dal basso

Fino a oggi, i piani di conservazione ambientale si sono concentrati quasi esclusivamente su ciò che è visibile in superficie, come la riforestazione e la tutela della fauna selvatica.

I risultati di questa ricerca dimostrano la necessità impellente di integrare la protezione del bioma sotterraneo nelle agende politiche internazionali, a partire dalla prossima conferenza delle Nazioni Unite sulla desertificazione (COP) prevista in Mongolia.

La transizione verso pratiche agricole rigenerative, basate sulla riduzione del ribaltamento della terra e su una gestione biologica della nutrizione vegetale, permetterebbe ai coltivatori di sfruttare i servizi ecosistemici gratuiti forniti dalle micorrize.

Proteggere la salute di questo immenso sistema nervoso sotterraneo non è solo una priorità per la produttività agricola, ma rappresenta una delle strategie più concrete a nostra disposizione per stabilizzare il clima globale.

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