Storia del pomodoro, icona della dieta mediterranea

pomodori datterini

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Oggi vogliamo soffermarci sulla storia di uno degli ortaggi più iconici della dieta mediterranea: il pomodoro.

Appartiene alla famiglia delle Solanaceae ed è originario della parte meridionale dell’America del Nord, dell’America centrale e del Sudamerica.

Come sappiamo, l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo offrì l’occasione per una delle più clamorose operazioni di scambio nella storia dell’alimentazione.

In Europa giunsero infatti, oltre al pomodoro, la patata, il mais, il peperoncino piccante, dei frutti tropicali, il cacao, la vaniglia.

A sua volta, il continente americano scoprì il riso, il frumento, l’orzo, la segale, l’avena, vari legumi, gli agrumi, il caffè.

E questo non è di certo un elenco esaustivo!

La prima volta del pomodoro

Per quanto riguarda il pomodoro, fu il condottiero spagnolo Hernán Cortés a introdurlo per la prima volta in Europa nel 1540 portando con sé alcune piantine.

In Italia, è verosimile che la prima regione a conoscere la nuova pianta sia stata la Sicilia, per via della diretta influenza spagnola sull’isola.

Ma la storia ufficialmente documentata del pomodoro inizia il 31 ottobre 1548 a Pisa, quando Cosimo de’ Medici ricevette un cesto di pomodori nati da semi regalati alla moglie dal padre (Viceré del Regno di Napoli).

Curiosamente, le prime varietà arrivate in Europa presentavano una tonalità giallo-dorata, caratteristica da cui deriva proprio il nome “pomo d’oro”.

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Bello, ma velenoso?

Pare che le prime varietà di pomodoro introdotte in Europa contenessero una quantità tale di solanina da renderlo indigesto.

A rafforzare questa diffidenza contribuì anche l’uso quotidiano di stoviglie in peltro: la naturale acidità del pomodoro reagiva con il piombo presente nella lega metallica, causando intossicazioni che all’epoca venivano erroneamente attribuite al frutto stesso.

Per questo, venne a lungo venne considerato velenoso ed utilizzato solo come pianta ornamentale grazie alla bellezza delle sue bacche di colore acceso.

La documentazione relativa al passaggio all’uso alimentare è piuttosto scarsa.

Le prime sporadiche segnalazioni di impiego come alimento commestibile risalgono a fine ‘600: il cuoco Antonio Latini, nel suo “Lo scalco alla moderna” (1692), descrisse per la prima volta la ricetta della salsa di pomodoro alla spagnuola diffusa nella cucina napoletana.

Bisogna invece aspettare la metà del ‘700 perché ne vengano definite le tecniche di conservazione: nel 1762, il biologo Lazzaro Spallanzani notò per primo che era possibile conservare l’estratto di pomodoro facendolo bollire e ponendolo in un contenitore chiuso.

Da quel momento, l’ascesa del pomodoro in cucina fu inarrestabile: nel 1839 la prima ricetta ufficiale di pasta al pomodoro apparve nel trattato di cucina di Ippolito Cavalcanti, sancendo un connubio ormai leggendario.

Oggi, con decine di varietà regionali protette da marchi DOP e IGP, il pomodoro non rappresenta soltanto una pietra angolare della dieta mediterranea (patrimonio UNESCO), ma anche uno dei simboli indiscussi dell’eccellenza gastronomica italiana nel mondo.

Iniziò allora un periodo di sperimentazione gastronomica che ha portato all’infinita varietà di preparazioni e ricette che, ancora oggi, vedono il pomodoro assoluto protagonista.

infografica storia del pomodoro

 

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