Alla scoperta della Colocasia esculenta: il superfood millenario che sfida il cambiamento climatico

Colocasia esculenta o Taro e su un tavolo tutte le cose che si possono produrre con la pianta

Oggi ci occupiamo di una pianta che riveste un ruolo molto importante in alcune parti del mondo: la Colocasia esculenta.

Comunemente conosciuta con il nome (di origine polinesiana) di taro, fa parte della famiglia delle Araceae ed è una pianta tuberosa perenne.

È costituita da un cormo centrale (situato appena sotto la superficie del suolo e che rappresenta la parte commestibile principale della pianta) e da cormi secondari laterali. Le foglie, di colore verde pallido, arrivano fino a 60 cm di lunghezza e 40 cm di larghezza.

Negli ultimi anni, l’interesse verso questa pianta è cresciuto globalmente non solo per scopi alimentari, ma anche come soluzione per la sicurezza alimentare in contesti di crisi climatica, data la sua straordinaria resistenza a terreni molto umidi o parzialmente inondati.

Si tratta di una delle coltivazioni più antiche in assoluto.

Diversi studi suggeriscono che le prime piante di taro siano state coltivate in Asia centro-meridionale e che, da lì, si siano poi diffuse nel resto del sud-est asiatico e in Cina e Giappone.

Una volta giunto in Arabia e nel Mediterraneo, si è diffuso prima sulla costa orientale dell’Africa e poi, attraversando il continente, è arrivato fino  in Africa occidentale, che costituisce la più vasta area di coltivazione.

La Nigeria, in particolare, è attualmente il primo produttore al mondo, con una produzione annuale di circa 3.3 milioni di tonnellate di taro.

Tuttavia, anche in Europa (specialmente in Spagna e nel sud dell’Italia) si stanno registrando piccoli esperimenti di coltivazione di nicchia, spinti dalla domanda dei mercati etnici e dalla ricerca di alternative alle patate comuni.

Il taro come alimento base

Per i paesi sopracitati, il taro costituisce un alimento base, con proprietà nutrizionali assimilabili a quelle della patata (ma contiene molto più calcio e ferro).

Dal punto di vista della salute, il taro è oggi apprezzato per il suo basso indice glicemico e l’alto contenuto di fibre prebiotiche, che favoriscono il benessere del microbiota intestinale.

Tutte le parti della pianta sono tossiche se consumate crude e vanno pertanto accuratamente sottoposte a cottura.

Questa tossicità è dovuta alla presenza di cristalli di ossalato di calcio, che possono causare gravi irritazioni; la cottura o l’ammollo prolungato neutralizzano completamente queste sostanze.

Il cormo può essere bollito, arrostito o trasformato in purea.

In alcuni paesi, viene anche tagliato a fette e grigliato oppure fritto nell’olio di palma.

Le foglie, solitamente, si consumano bollite.

Oggi il taro ha conquistato anche l’Occidente grazie alla popolarità del “Taro Milk Tea” (una variante del Bubble Tea) e all’uso della sua farina nei prodotti gluten-free, dove funge da eccellente addensante naturale dal retrogusto leggermente vanigliato.

Gli scarti sono destinati all’alimentazione del bestiame.

Infografica Colocasia esculenta o taro

Una curiosità

Le foglie del taro presentano una caratteristica unica, che si rivela piuttosto preziosa per la vita nelle foreste tropicali.

Sono infatti strutturate in modo da lasciar scorrere via l’acqua delle abbondanti piogge e questo le rende, di fatto, impermeabili.

E non è tutto. L’acqua, nel suo percorso, porta via con sé anche detriti e sporcizia aiutando così a mantenere sempre pulita la superficie delle foglie.

Un fenomeno che ricorda quello del fiore di loto.

Questo effetto, noto scientificamente come “idrofobicità superficiale”, è oggetto di studio nella biomimetica per lo sviluppo di nuovi materiali autopulenti e tessuti tecnici che replicano la microstruttura della foglia di taro.

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