Come le piante e la natura aiutano i pazienti in ospedale

Piante in ospedale

Conosciamo ormai molto bene gli effetti benefici che le piante hanno su di noi.

Ne abbiamo parlato anzitutto a proposito del cosiddetto bagno nella foresta: così viene comunemente chiamata la pratica di fare una passeggiata nella foresta, camminando senza fretta e ascoltando i suoni della natura per rilassarsi.

Numerosi studi hanno analizzato i principali indicatori di stress prima e dopo una seduta di bagno nella foresta e hanno verificato che stare a contatto con la natura riduce significativamente i livelli della pressione sanguigna, del battito cardiaco e del cortisolo (l’ormone dello stress).

Ricerche più recenti condotte tra il 2022 e il 2024 hanno approfondito il ruolo dei fitoncidi, oli essenziali rilasciati dalle piante che, se inalati, non solo riducono lo stress ma aumentano l’attività delle cellule Natural Killer (NK), potenziando attivamente il nostro sistema immunitario per giorni dopo l’esposizione.

Abbiamo poi visto che si può godere dei benefici effetti della natura anche nei luoghi dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: è stato dimostrato, ad esempio, che introdurre delle piante in ufficio migliora la produttività, dal momento che aiutano a contrastare il grigiore del posto di lavoro e a ricaricare le energie, allontanando ansie e preoccupazioni.

Cosa succede in un contesto delicato come quello degli ospedali?

A questa domanda ha risposto per la prima volta uno studio effettuato da Roger S. Ulrich nel 1984 e rimasto nella storia.

Ambientato in un ospedale della Pennsylvania, copre i giorni di ricovero di 46 pazienti reduci da un’operazione chirurgica (colecistectomia) fino al giorno delle dimissioni: la metà di loro alloggia in una stanza con vista su un parco, mentre l’altra alloggia in una stanza dalla quale è possibile vedere solo una parete di mattoni.

Scopo della ricerca è scoprire se il contatto, anche solo visivo, con la natura può migliorare il decorso post-operatorio.

Vengono allora analizzati i comportamenti dei pazienti, prendendo nota dell’evoluzione del loro stato d’animo giorno dopo giorno, del quantitativo di analgesici utilizzati per alleviare il dolore e, infine, della data di dimissioni.

Ebbene, tutti i pazienti con la finestra vista parco gestiscono meglio l’operazione chirurgica, con uno stato d’animo più sereno e un minore utilizzo di farmaci. Non solo, si riprendono molto più velocemente e infatti vengono dimessi sistematicamente prima di quelli con la finestra vista parete.

Questo studio pionieristico ha dato il via alla cosiddetta Evidence-Based Design in ambito sanitario.

Studi clinici attuali hanno confermato che la sola vista della natura può abbassare la percezione del dolore del 20%, portando molti ospedali moderni a sostituire i corridoi ciechi con ampie vetrate o, nei casi di degenza forzata a letto, con l’uso di visori per la realtà virtuale che simulano ambienti naturali ad alta risoluzione.

Infografica che spiega quanto fanno bene ai pazienti le piante in ospedale

L’Outdoor Care Retreat di Oslo

La sensibilità verso il tema, stimolata dai risultati di questo studio, è progressivamente aumentata nel corso del tempo e, oggi, assistiamo a numerose sperimentazioni volte a migliorare le condizioni dei pazienti in ospedale anche con l’aiuto della natura.

Non si può ovviamente generalizzare: è chiaro che in ospedale esistono condizioni di malessere nelle quali il semplice contatto con la natura non riesce a dare particolare sollievo.

Restano comunque tante le possibilità di ottenere effetti benefici.

Un caso molto interessante è quello dell’Outdoor Care Retreat, realizzato dallo studio di architettura Snøhetta e dedicato ai piccoli pazienti dell’ospedale di Oslo.

Si tratta di una cabina in legno di 35 m2 progettata sul modello di una casetta sull’albero.

Pur essendo vicinissima all’ospedale, è immersa nella natura circostante al punto da sembrare un posto a parte dove staccare completamente la spina per qualche ora.

Il successo del progetto di Oslo ha portato alla creazione di una seconda struttura gemella presso l’ospedale di Sørlandet a Kristiansand.

Queste “cabine terapeutiche” sono ora studiate a livello globale come modelli di “architettura curativa”, dimostrando che la deistituzionalizzazione delle cure (ovvero portare il paziente fuori dall’ambiente clinico asettico) accelera i processi di guarigione psicologica nei bambini affetti da patologie croniche.

Ha un’enorme vetrata che si apre integralmente: in questo modo, è possibile ascoltare il fruscìo della brezza tra le chiome degli alberi o il cinguettio degli uccellini senza uscire dalla stanza.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria infantile, nella consapevolezza che il contatto con la natura aiuta concretamente i piccoli pazienti a gestire con maggiore serenità la permanenza in ospedale.

Possono recarsi nella cabina per ricevere specifici trattamenti o anche solo per trascorrere del tempo con i parenti, portando poi con sé, al rientro in ospedale, la piacevole sensazione di benessere di una pausa immersi nella natura.

 

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