Le città moderne sono vere e proprie trappole per il calore.
Con l’asfalto scuro delle strade, i palazzi in cemento armato che intrappolano l’aria calda e i motori dei veicoli che rilasciano emissioni costanti, i centri urbani registrano temperature sensibilmente superiori rispetto alle aree rurali o periferiche circostanti.
Come approfondito in un recente reportage di National Geographic, questo fenomeno prende il nome di isola di calore urbana e può aumentare la temperatura di un quartiere di diversi gradi rispetto alle zone limitrofe, mettendo a dura prova la salute pubblica.
La lotta contro il gran caldo cittadino non è più una sfida del futuro, ma una necessità del presente.
Tuttavia, la ricerca scientifica sta dimostrando che contrastare questo fenomeno richiede approcci estremamente mirati e una conoscenza approfondita dell’urbanistica locale.
La trappola delle soluzioni universali
In passato si è spesso cercato di applicare le medesime strategie di raffreddamento a qualsiasi contesto urbano, con il rischio di spendere ingenti risorse pubbliche senza ottenere risultati concreti.
Secondo Mat Santamouris, docente di architettura ad alte prestazioni presso la University of New South Wales citato nell’inchiesta di National Geographic, ogni intervento di mitigazione deve essere progettato da esperti e testato specificamente sul campo: applicare la soluzione sbagliata può rivelarsi inefficace o persino controproducente.
Le ragioni per cui una città si surriscalda variano radicalmente in base alla sua geografia:
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la vicinanza al deserto: metropoli come Sydney o Dubai accumulano calore a causa del clima arido circostante. In tali contesti, l’utilizzo di superfici ad alta riflettenza (albedo) aiuta a respingere le radiazioni solari e a ridurre la colonna d’aria calda sopra l’area urbana;
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la ventilazione ostacolata: città come Atene soffrono il caldo a causa della densità edilizia e della presenza di rilievi montuosi che bloccano le correnti. La priorità diviene quindi stimolare la ventilazione, raffreddando i tetti con vegetazione e materiali riflettenti per richiamare la brezza marina verso le strade sottostanti;
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il riscaldamento accelerato: Singapore, che si sta scaldando a un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale, punta su una combinazione di infrastrutture verdi, aree d’ombra e reti sotterranee di raffreddamento.
Come gli alberi abbassano le temperature in città: progettare le città del futuro
Le pavimentazioni riflettenti e il dibattito sull’impatto sui pedoni
Una delle soluzioni più diffuse riguarda la verniciatura chiara o l’impiego di materiali riflettenti sulle strade e sui tetti.
A Los Angeles, ad esempio, l’installazione di pavimentazioni riflettenti in alcuni dei quartieri più caldi ha consentito di abbassare la temperatura media dell’aria fino a 1,9 °C durante le ondate di calore.
Tuttavia, l’efficacia di questa tecnica è oggetto di discussione tra gli esperti di pianificazione urbana.
Vivek Shandas, professore alla Portland State University, sottolinea come la pittura bianca sia ottima se posizionata ad altezze elevate, come sui tetti, ma rischi di essere sgradevole a livello del suolo, poiché riflette la radiazione solare direttamente sui passanti.
Sulla stessa linea si trova V. Kelly Turner della University of California Los Angeles: raffreddare le infrastrutture non significa necessariamente rendere più confortevole l’esperienza di chi cammina per strada.
La proposta di Stefano Mancuso: rimuovere il 20% delle strade in sei mesi e metterci alberi

Il verde urbano e la scelta degli alberi adatti
La piantumazione di alberi e la creazione di corridoi ecologici rappresentano un altro pilastro fondamentale delle strategie cittadine:
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i corridoi verdi di Medellín: in Colombia, la città di Medellín ha investito milioni di dollari per piantare quasi 880 000 alberi e oltre due milioni e mezzo di piante lungo 30 rotte urbane interconnesse, creando zone d’ombra continua e abbassando le temperature percepite;
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i piani di piantumazione a Santiago: la capitale del Cile ha previsto la piantumazione di 30 000 alberi per proteggere la popolazione dalle temperature estive.
Gli esperti ricordano però che piantare alberi non basta: occorre selezionare le specie giuste in base alla resistenza al clima, al fabbisogno idrico e alla collocazione spaziale.
Un albero collocato in un parco giochi per bambini offre un beneficio sociale ed ecologico decisamente superiore rispetto allo stesso albero piantato in un parcheggio isolato.
Inoltre, specie non idonee o chiome eccessivamente fitte possono in rari casi trattenere l’umidità e impedire la dispersione del calore.
Dai Piani di azione per il calore all’ombra digitale
Accanto alle grandi opere infrastrutturali, molte metropoli stanno adottando soluzioni a basso costo focalizzate sulla prevenzione e sull’informazione della cittadinanza:
I Piani di salute e risposta al caldo
Nel 2010 la città di Ahmedabad, in India, fu colpita da un’ondata di calore record che causò oltre mille vittime.
Tre anni dopo la città ha introdotto il primo piano di azione per il calore dell’Asia meridionale, basato su allerta precoce, formazione del personale sanitario e rifugi climatici.
Questo modello di gestione dell’emergenza ha salvato migliaia di vite senza richiedere investimenti in nuova edilizia.
Le figure dei responsabili del caldo urbano (Chief Heat Officer)
Sempre più città nominano figure dedicate esclusivamente al coordinamento delle politiche contro l’emergenza climatica;
La tecnologia al servizio dei cittadini
Gli studiosi prevedono che le mappe digitali di navigazione integreranno presto livelli dedicati all’ombra, suggerendo ai pedoni i percorsi più freschi in base all’ora del giorno.
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