Quando le temperature estive superano ogni record e l’asfalto trasforma i centri urbani in vere e proprie fornaci, si tende spesso a considerare l’afa come un inevitabile disagio stagionale.
Eppure i dati scientifici raccontano una realtà molto più drammatica: il calore estremo in città è una vera e propria emergenza sanitaria.
A sollevare con forza la questione è il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, il quale fa riflettere su un paradosso del nostro tempo: se per contrastare la pandemia di Covid-19 la società ha accettato la chiusura totale in appena sei mesi, di fronte a numeri di mortalità altrettanto allarmanti causati dalle ondate di calore l’azione politica e collettiva rimane quasi immobile.
L’analisi di Mancuso, ripresa in un editoriale sul Corriere della Sera Brescia, non si limita a denunciare il problema, ma avanza una proposta concreta e apparentemente radicale: eliminare almeno il 20% delle strade asfaltate dalle nostre città per fare spazio a veri e propri corridoi verdi.
Mancuso che porta avanti questa battaglia sull’aumentare gli alberi in città e sull’importanza delle piante per il nostro pianeta, ne abbiamo scritto: La strana coppia Stefano Mancuso e Giovanni Storti a teatro con Lunga vita agli alberi: la nostra recensione
Le città come isole di calore e la minaccia per la salute pubblica
Il fenomeno noto come “isola di calore urbana” fa sì che la temperatura all’interno delle aree metropolitane possa essere superiore anche di 6-8 gradi rispetto alle campagne circostanti.
Le superfici cementificate e l’asfalto assorbono la radiazione solare durante il giorno e la rilasciano sotto forma di calore durante la notte, impedendo il raffrescamento dell’ambiente.
Questa dinamica ha effetti devastanti sulla salute delle fasce più vulnerabili della popolazione.
Studi scientifici pubblicati su riviste di settore evidenziano come i decessi legati alle ondate di calore in Europa abbiano raggiunto cifre impressionanti, superando le decine di migliaia di vittime in una sola stagione estiva.
Nonostante la gravità di questa situazione, la percezione pubblica del rischio rimane bassa, trattando la crisi climatica come una questione puramente ambientale e non, come dovrebbe essere, di salute pubblica.
Ne abbiamo parlato anche dell’importanza degli alberi in città: Come gli alberi riducono la mortalità legata alle ondate di calore nelle grandi città
La proposta: rimuovere il 20% delle strade in sei mesi
Secondo i dati condivisi da Mancuso nelle sue recenti conferenze, la superficie delle città europee è occupata per almeno il 30% da strade e parcheggi, una percentuale che negli Stati Uniti sale fino al 45%.
Una quota di spazio pubblico interamente sacrificata alla mobilità automobilistica e alla pavimentazione impermeabile.
L’alternativa esiste ed è realizzabile in tempi brevi: ridisegnare la viabilità urbana sottraendo un quinto dell’asfalto per sostituirlo con fiumi di alberi e piante.
Questa operazione non deve essere considerata un semplice intervento di decoro estetico, bensì un’infrastruttura sanitaria salvavita.
Le amministrazioni che decideranno di muoversi per prime in questa direzione saranno quelle in grado di garantire ai propri cittadini contesti urbani più resistenti e vivibili.
Come la natura può raffreddare le nostre città
Il potenziale di un piano di riforestazione radicale risiede nei meccanismi biologici con cui la vegetazione interagisce con l’ambiente circostante.
Gli alberi non offrono soltanto ombra profonda, bloccando la radiazione solare diretta prima che colpisca il suolo, ma agiscono come veri e propri condizionatori naturali attraverso l’evapotraspirazione.
Come abbiamo scritto in un articolo sull’importanza degli alberi nella progettazione urbana contro il caldo, il processo di traspirazione fogliare consente alle piante di rilasciare vapore acqueo nell’atmosfera, assorbendo il calore latente e abbassando sensibilmente la temperatura dell’aria circostante.
Integrare la natura nel cuore delle città non è più un’utopia per sognatori: è l’unica strategia scientificamente provata per difendere la salute della popolazione e ripensare gli spazi urbani del futuro.
La transizione verso modelli urbani più verdi richiede lo stesso coraggio e la stessa tempestività d’azione che la politica ha dimostrato in passato di fronte ad altre crisi globali.
Rinunciare a una frazione dello spazio occupato dalle auto per piantare alberi rappresenta il primo, fondamentale passo per fermare un’emergenza che continua a mietere vittime nel silenzio delle nostre estati.

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