Come eliminare l’Ailanto (“Albero del Paradiso”) la specie invasiva che minaccia città e natura

Un ailanto con le foglie

Spesso lo notiamo ai margini delle strade, tra i binari della ferrovia o mentre spunta prepotentemente dalle crepe di un vecchio muro.

L’ailanto (Ailanthus altissima), noto anche come “Albero del Paradiso”, è una delle piante più diffuse e, al tempo stesso, più problematiche dei nostri tempi.

Nonostante il nome evocativo, la sua gestione rappresenta oggi una sfida per la conservazione della biodiversità e la tutela delle nostre città.

Cos’è l’ailanto

L’ailanto è una pianta decidua appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae.

È un albero estremamente rustico, capace di crescere in condizioni proibitive dove altre specie soccomberebbero.

Può raggiungere altezze notevoli, tra i 30 e i 40 metri, caratterizzandosi per un portamento inizialmente molto verticale e poco ramificato.

Origine e diffusione

Originario della Cina e del Vietnam del Nord, l’ailanto fu introdotto in Europa nel XVIII secolo.

In Italia, il primo esemplare fu messo a dimora nell’Orto Botanico di Padova nel 1760.

I motivi della sua importazione furono essenzialmente tre:

  1. Scopo ornamentale: per abbellire giardini e viali cittadini.

  2. Produzione di legname: idea presto scartata poiché il legno si rivelò di scarsa qualità.

  3. Allevamento del baco da seta: si sperava di utilizzare il bombice dell’ailanto (Samia cynthia) come alternativa al baco del gelso, ma il progetto fallì.

La pianta si è diffusa in modo capillare in tutta la penisola, diventando una presenza costante del paesaggio antropizzato.

Perché l’ailanto è una specie invasiva

L’ailanto è incluso nella lista delle specie invasive di rilevanza unionale (Regolamento UE 1143/2014), come specificato da ISPRA.

La sua pericolosità deriva da diverse strategie biologiche:

  • Crescita rapidissima: i polloni possono crescere anche di due metri in soli quattro mesi.

  • Capacità riproduttiva: produce migliaia di semi alati (samare) che il vento trasporta a grandi distanze.

  • Allelopatia: le sue radici e la corteccia emettono sostanze tossiche che inibiscono la crescita delle piante circostanti, eliminando la concorrenza.

  • Resistenza: tollera bene l’inquinamento, la siccità e i terreni poveri.

Problemi in città

Nelle aree urbane, l’ailanto è considerato un vero e proprio “killer del cemento”.

Grazie al suo apparato radicale estremamente vigoroso, è in grado di:

  • Infiltrarsi nelle fessure dell’asfalto e delle pavimentazioni, sollevando marciapiedi.

  • Danneggiare le fondamenta degli edifici e le reti fognarie.

  • Infestare siti archeologici e monumenti storici, dove la sua crescita accelera il degrado delle strutture murarie.

Un altro problema è legato all’odore: i fiori maschili e le foglie strofinate emanano un aroma sgradevole, spesso paragonato a quello delle arachidi rancesi o dei popcorn bruciati.

Roma: Una minaccia per i monumenti e le strade

Secondo quanto riportato da FOGLIeVIAGGI, l’ailanto ha letteralmente invaso la Capitale.

Esempi critici si riscontrano lungo i guardrail di via Flaminia, dove le piante crescono indisturbate. Il pericolo maggiore riguarda la capacità delle radici di infilarsi nelle fessure del cemento e della pietra, arrivando a destabilizzare muraglioni, terrapieni ed edifici storici.

In una città ricca di patrimonio archeologico come Roma, l’ailanto agisce come un cuneo che frantuma le strutture antiche.

Milano: Colonizzazione delle aree ferroviarie

Un reportage de Il Post ha documentato la presenza massiccia di ailanti nei pressi della stazione di Porta Genova a Milano.

Le ferrovie sono ambienti ideali per questa pianta: i semi vengono trasportati dallo spostamento d’aria dei treni e le massicciate ferroviarie offrono il terreno drenante e povero che l’ailanto predilige.

Qui, oltre a danneggiare i binari, la pianta può ostruire la visibilità della segnaletica ferroviaria.

Capri e il paesaggio storico

Sempre Il Post segnala l’espansione dell’ailanto persino in contesti di pregio naturalistico e turistico come Capri.

In questi luoghi, il problema non è solo strutturale ma estetico: l’albero del paradiso tende a creare foreste monotone che cancellano la varietà della macchia mediterranea, snaturando il paesaggio che i turisti di tutto il mondo vengono a visitare.

I rischi per la salute: Allergie e irritazioni

Studi scientifici si concentrano anche sul problema sanitario evidentemente come la presenza massiccia di ailanto nei giardini urbani e nei vasi sui balconi sia problematica per:

  • Allergie respiratorie: causate dal polline prodotto in grandi quantità.

  • Dermatiti: la linfa contiene una molecola chiamata ailanthone che, al contatto con la pelle (ad esempio durante tentativi maldestri di potatura), può causare intense irritazioni cutanee.

Il costo economico: 12 miliardi di euro l’anno

Sebbene non sia un dato relativo a una singola città, secondo le stime dell’Unione Europea, i danni causati dalle specie invasive come l’ailanto costano circa 12 miliardi di euro ogni anno in termini di riparazioni a infrastrutture, danni all’agricoltura e interventi di eradicazione.

Problemi in natura, attenzione ai nostri boschi

In ambito naturale, l’impatto è ancora più devastante.

Nei boschi e nelle aree protette, l’ailanto si comporta come un “usurpatore”.

Colonizza rapidamente le radure o le aree degradate, creando popolamenti monospecifici (formati da una sola specie) che impediscono la rigenerazione degli alberi autoctoni come querce o pioppi.

Questo porta a una drastica riduzione della biodiversità locale, poiché le specie vegetali e animali originarie non trovano più il loro habitat naturale.

Quindi con tutte queste specie invasive, l’intervento dell’uomo nella riforestazione è necessario, qui un approfondimento

Come riconoscere l’ailanto

Identificare questa pianta è fondamentale per monitorarne la diffusione. Ecco gli elementi chiave:

Foglie

Sono composte e molto lunghe (possono superare i 50 cm), formate da numerose foglioline lanceolate disposte lungo un asse centrale.

un primo piano di foglie di ailanto

Corteccia

Grigia e liscia negli esemplari giovani, simile a quella del noce

Semi

In estate e autunno, le piante femminili producono grappoli di samare rossastre o gialle molto visibili.

primo piano dei semi di ailanto

Come eliminare l’Ailanto

Eliminare l’ailanto è estremamente difficile.

Se ci si limita a tagliarlo, la pianta reagisce producendo decine di nuovi polloni ancora più vigorosi.

I metodi includono:

Cercinatura (Girdling)

Consiste nel rimuovere un anello di corteccia alla base del tronco per interrompere il flusso della linfa.

La pianta muore lentamente, riducendo la probabilità di emissione di nuovi polloni.

Intervento sui polloni ripetuto

 Tagliare i polloni costantemente (almeno una volta al mese) per diversi anni, fino a esaurire le riserve energetiche delle radici.

Trattamenti localizzati

L’uso di specifici erbicidi o l’inoculo di funghi patogeni, operazioni che richiedono spesso l’intervento di professionisti.

  Un'infografica che spiega i rischi e come eliminare l'ailanto una specie invasiva     Qui un interessante video dal canale YouTube Amico delle Piante – Gian Marco Mapelli che spiega eliminare l’ailanto

L’ailanto è l’esempio perfetto di come una pianta introdotta con buone intenzioni possa trasformarsi in un problema ecologico di vasta scala.

Sebbene possa avere dei piccoli benefici isolati, come la produzione di un particolare miele monofloreale, il rischio che rappresenta per i nostri ecosistemi e per le nostre città rimane altissimo.

La consapevolezza e il monitoraggio costante rimangono le armi migliori per contenere l’avanzata dell’ailanto.

 

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