La corsa per salvare le foreste d’Europa inizia in Germania con il progetto WandelWald

Persone piantano alberi in foresta per progetto WandelWald a Ulm in Germania

Chiunque abbia passeggiato in montagna negli ultimi tempi, dalle Alpi italiane alle foreste della Germania, ha notato qualcosa che non va.

Interi versanti, un tempo verde scuro, si sono trasformati in distese di scheletri grigi o rossastri.

Sono le “foreste fantasma” di abete rosso.

In Italia, sono l’eredità della tempesta Vaia (2018); in Germania, il risultato di una siccità estrema senza precedenti tra il 2018 e il 2020.

In entrambi i casi, l’indebolimento degli alberi ha aperto la strada all’attacco finale del bostrico (Ips typographus).

Questo piccolo coleottero non è un “invasore”, ma un insetto endemico dei boschi europei che diventa letale quando il clima cambia: gli alberi stressati dalla siccità non hanno più la pressione idrica necessaria per produrre resina, l’unica arma con cui solitamente “annegano” il parassita.

Di fronte a questa crisi, la strategia del “lasciamo fare alla natura” non basta più. Il cambiamento climatico corre troppo veloce.

È qui che entra in gioco la Climate-Smart Forestry (CSF), o “selvicoltura climaticamente intelligente”.

Il problema: l’eredità delle monoculture

Per decenni, l’Europa ha piantato quasi esclusivamente abeti rossi (le “fabbriche di legno”) anche a quote basse.

Queste monoculture sono ecologicamente fragili: basta un parassita specifico o un’ondata di calore per spazzare via tutto.

È come investire tutti i propri risparmi in una sola azione: se quella crolla, si perde tutto.

La soluzione: Il “portafoglio diversificato” di Ulm

Il più grande esperimento in questa direzione, denominato WandelWald” (Bosco in Mutamento), è partito ufficialmente il 20 novembre 2025 presso l’Università di Ulm, in Germania.

I ricercatori stanno applicando su vasta scala il principio della biodiversità come assicurazione.

Invece di ripiantare le stesse specie, si creano boschi misti.

L’idea è semplice: se il clima del 2040 ucciderà alcune specie, ne rimarranno altre a garantire la sopravvivenza della foresta e le sue funzioni vitali (ossigeno, protezione del suolo, stoccaggio del carbonio).

Un'infografica che spiega la situazione delle foresta in Europa e gli sbocchi futuri

“Migrazione assistita”: accogliere i nuovi vicini

La parte più innovativa dell’esperimento di Ulm riguarda la migrazione assistita.

I ricercatori stanno introducendo specie che oggi prosperano in climi più caldi e secchi, anticipando il clima che l’Europa centrale avrà tra qualche decennio.

Tra i “nuovi arrivati” troviamo:

  • Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica): Originario del Nord Africa, ha radici profonde capaci di resistere a lunghi periodi senza pioggia.

  • Nocciolo Turco (Corylus colurna): Estremamente resiliente alle ondate di calore urbano e forestale.

  • Specie mediterranee: Varietà di pini e querce del sud Europa, geneticamente equipaggiate per lo stress idrico.

L’esperimento monitora anche un aspetto critico: come i microrganismi e i funghi del suolo locale (la micorrizia) reagiscono a questi nuovi ospiti, fondamentale per garantire che gli alberi non siano solo “piantati”, ma realmente integrati nell’ecosistema.

Perché è fondamentale

Se le foreste muoiono e marciscono, rilasciano la CO2 accumulata in secoli, accelerando il riscaldamento globale invece di frenarlo.

L’esperimento WandelWald è una corsa contro il tempo: non avremo risultati definitivi prima di 20 anni, ma iniziare oggi è l’unico modo per garantire che le prossime generazioni possano ancora camminare all’ombra di un bosco vivo.