Banane allucinogene? La folle storia della droga legale che non è mai esistita

banana minion stati uniti america

La storia che raccontiamo oggi ha dell’incredibile.

O forse no, se pensiamo alla quantità di bufale che, negli ultimi tempi, riescono a ottenere credibilità soprattutto attraverso internet e i social.

Quello della “bananadina” è infatti considerato oggi uno dei primi esempi documentati di “fake news” virale della storia moderna, capace di diffondersi a macchia d’olio ben prima dell’avvento di algoritmi e hashtag.

La nostra storia, però, si svolge ben prima della nascita di tali strumenti di comunicazione.

Siamo infatti nel pieno degli anni della controcultura e della contestazione giovanile e, più precisamente, nel 1967.

Ebbene, per un breve e divertentissimo periodo, riuscì a farsi strada l’assurda convinzione che la buccia della banana contenesse sostanze allucinogene.

Ma come si arrivò fino a questo punto?

Una serie di coincidenze favorì sicuramente la diffusione di questa teoria…

Anzitutto, proprio nel 1967 venne introdotto in America (e successivamente nel resto del mondo) il divieto di consumo di LSD.

Iniziò così una spasmodica ricerca di sostanze legali che potessero produrre lo stesso effetto.

In questo contesto di fibrillazione, una canzone dello scozzese Donovan, uscita l’anno prima, salì improvvisamente alla ribalta: si chiamava Mellow Yellow e aveva un testo a dir poco oscuro.

Alcuni versi, in particolare, attirarono l’attenzione: 

“Electrical banana

Is gonna be a sudden craze

Electrical banana

Is bound to be the very next phase”

“Banana elettrica

Diventerà una mania improvvisa

Banana elettrica

È destinata ad essere la prossima fase”

La verità è che testi del genere, senza un vero significato, erano abbastanza comuni nelle canzoni dell’epoca.

Alcuni, però, vollero leggere nelle parole di Donovan un messaggio ben preciso: il futuro dello sballo è nella banana!

In realtà, lo stesso Donovan avrebbe ammesso anni dopo che il termine “electrical banana” si riferiva semplicemente a un vibratore, un dettaglio che all’epoca sfuggì ai più, alimentando ulteriormente il mito psichedelico.

Il 3 marzo 1967, su Barb (una delle più influenti riviste underground dell’epoca) venne pubblicato un articolo che, tra il serio e il faceto, spiegava dettagliatamente il procedimento per ricavare dalla buccia di banana una polvere dagli effetti portentosi.

Poteva ridursi tutto ad uno scherzo e invece, incredibilmente, la storia venne presa sul serio: in breve tempo, passando da una rivista all’altra, si diffuse nell’intera nazione.

L’articolo del Berkeley Barb era nato originariamente come una provocazione satirica per vedere quanto fosse facile manipolare l’opinione pubblica e le autorità.

Tuttavia, la fame di “alternative legali” era tale che migliaia di giovani iniziarono a raschiare l’interno delle bucce, bollirle ed essiccarle per fumarne i resti.

infogragrafica banana allucinogena stati uniti

Tutti pazzi per le banane!

Il consumo di banane ebbe un’impennata e il presunto allucinogeno in esse contenuto venne persino battezzato con il nome di bananadina.

L’euforia era ormai travolgente.

Persino testate autorevoli come il New York Times iniziarono a riportare il fenomeno, e si narra che in quel periodo i cestini della spazzatura vicino ai campus universitari fossero letteralmente invasi da montagne di bucce “sbucciate” dei loro filamenti interni.

A spezzare il sogno intervenne però l’FDA con un comunicato del 26 maggio 1967, nel quale dichiarava che, dopo approfonditi studi di laboratorio sulla banana, nessuna sostanza allucinogena era stata riscontrata.

Le analisi biochimiche confermarono che, sebbene la buccia contenga serotonina, questa non produce effetti allucinogeni se fumata o ingerita in quel modo.

Gli effetti riportati dai consumatori vennero classificati come puro effetto placebo o, in alcuni casi, come una leggera asfissia dovuta all’inalazione di fumo di fibre vegetali bruciate.

E fu così che, a poco a poco, l’euforia si spense e la banana tornò ad essere il frutto che tutti conosciamo.

Tuttavia, il mito della bananadina ebbe una coda lunghissima.

William Powell, nel suo celebre e controverso “The Anarchist Cookbook” del 1970, descrisse la ricetta come se fosse reale, garantendo alla bufala una sopravvivenza decennale nelle sottoculture giovanili di tutto il mondo.

Ancora oggi, la storia della banana elettrica rimane un monito affascinante su come il desiderio di credere a qualcosa possa trasformare un semplice frutto in una leggenda metropolitana globale.

 

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