Come sopravvive il riccio all’inverno: il ciclo del letargo

Un Riccio europeo mentre mangia dopo che è uscito dal letargo

Il letargo non è un semplice sonno profondo, ma una complessa strategia di sopravvivenza biologica che permette al riccio europeo di superare i mesi in cui le fonti di cibo scompaiono.

Questa fase, coinvolge trasformazioni fisiologiche estreme e una preparazione meticolosa che inizia molto prima dei primi freddi.

La fisiologia del letargo: un miracolo di economia energetica

Per entrare in stato di ibernazione, il riccio deve aver accumulato riserve di grasso sufficienti durante l’autunno.

Questo processo è strettamente legato a cosa mangia il riccio, poiché solo una dieta ricca di nutrienti permette di formare il grasso bruno, un tessuto speciale che funge da combustibile per riscaldare l’organismo durante i risvegli temporanei.

Quando la temperatura esterna scende costantemente sotto i 10-12 gradi, il metabolismo del riccio subisce un rallentamento drastico:

  • Frequenza cardiaca: passa da circa 190 battiti al minuto a soli 20 battiti.

  • Respirazione: i respiri diventano rari e superficiali, con lunghe pause di apnea.

  • Temperatura corporea: scende dai normali 35-36 gradi fino a stabilizzarsi intorno ai 5 gradi, fluttuando in base all’ambiente esterno per evitare il congelamento.

In questo stato, il riccio riduce il consumo di energia del 90%, permettendogli di sopravvivere fino a sei mesi senza nutrirsi.

La scelta del luogo di svernamento e la costruzione del nido

Il successo del letargo dipende in gran parte dalla qualità del nido, chiamato hibernaculum.

Il riccio cerca luoghi riparati dalle intemperie e dai predatori, come cavità sotto le radici degli alberi, cumuli di legna o zone fitte di sottobosco.

Per chi desidera supportare la fauna locale, posizionare una casetta per ricci in un angolo tranquillo del giardino può fare la differenza tra la vita e la morte per un esemplare giovane.

Il nido viene imbottito con foglie secche, muschio ed erba che l’animale modella ruotando su se stesso, creando una struttura isolante termicamente ed ermetica.

È fondamentale non disturbare mai questi siti tra novembre e marzo: un risveglio improvviso causato dal rumore o dallo spostamento del nido comporterebbe un dispendio energetico enorme che il riccio potrebbe non riuscire a recuperare.

Infografica sul letargo del riccio europeo o comune

Rischi del risveglio precoce e l’impatto del cambio climatico

Il riscaldamento globale sta alterando i ritmi naturali del letargo.

Le ondate di calore invernali possono ingannare il sistema biologico del riccio, inducendolo a un risveglio prematuro.

Quando l’animale si sveglia a gennaio o febbraio a causa di temperature anomale, consuma rapidamente le sue riserve di grasso.

Tuttavia, una volta sveglio, non trova insetti o larve di cui nutrirsi, rischiando la morte per inedia o per il ritorno improvviso del gelo.

In questi casi, l’intervento umano diventa essenziale.

Se si avvista un esemplare attivo in pieno inverno, è necessario consultare le linee guida di primo soccorso per valutare se l’animale sia sottopeso o in stato di ipotermia.

 

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