Oggi vogliamo parlare di uno degli animali più curiosi in assoluto: il tapiro!
A renderlo così particolare è senza dubbio la sua proboscide, che ricorda in tutto e per tutto quella degli elefanti.
I tapiri se ne servono per orientarsi all’interno della foresta sfruttando il loro spiccato senso dell’olfatto, che compensa una vista invece piuttosto scarsa. Sempre grazie alla proboscide, poi, possono agevolmente nutrirsi di germogli, foglie e frutti di tantissime varietà di piante.
E una loro particolare abitudine li rende preziosi soprattutto per le foreste tropicali in declino a causa dell’intervento dell’uomo e dei cambiamenti climatici.
Scopriamo di cosa si tratta
I tapiri consumano ogni giorno notevoli quantità di cibo e, così, svolgono la funzione di veri e propri giardinieri, facendo pulizia e aiutando le piantine appena nate a trovare il loro spazio e a svilupparsi con successo.
Diversi studi hanno poi dimostrato che spendono più tempo nelle foreste danneggiate rispetto a quelle in piena salute. E in questi luoghi sono in grado di disperdere un quantitativo di semi fino a tre volte superiore alla norma.
Possono quindi tornale utilissimi per la riforestazione e la tutela della biodiversità.
Di recente, i ricercatori hanno iniziato a mappare i loro spostamenti tramite collari GPS e droni di ultima generazione.
I dati confermano che il loro passaggio accelera la rigenerazione naturale delle aree colpite dagli incendi boschivi del 30% in più rispetto alle zone non frequentate da questi mammiferi.
Le ultime rilevazioni satellitari mostrano che nelle aree monitorate i tassi di sopravvivenza dei nuovi alberi sono raddoppiati grazie all’azione combinata di concimazione naturale e dispersione dei semi operata da questi animali.

Preziosi, ma in pericolo
Proprio i gravi danni che le foreste tropicali stanno subendo hanno reso i tapiri una specie attualmente a rischio estinzione.
Non possiamo permetterci di perderli.
Tutte le quattro specie principali (tra cui il tapiro malese e il tapiro del Lowland) sono classificate come vulnerabili o in pericolo nella Lista Rossa dell’IUCN. Non possiamo permetterci di perderli.
Per il bene loro e del polmone verde della Terra.
Per questo motivo, gli sforzi globali si stanno concentrando sulla creazione di corridoi ecologici protetti, corridoi che permettono ai tapiri di spostarsi in sicurezza tra i frammenti di foresta rimasti, salvando così l’animale e, di conseguenza, l’intero ecosistema.
A questo proposito, i progetti internazionali di riforestazione comunitaria hanno recentemente registrato l’interconnessione con successo di tre grandi riserve isolate, riducendo gli incidenti da frammentazione dell’habitat e favorendo la diversità genetica della specie.
Il progetto di riforestazione della Foresta Atlantica brasiliana guidato dall’IPÊ (Instituto de Pesquisas Ecológicas), che attraverso il corridoio del Pontal do Paranapanema è riuscito a riconnettere ampi frammenti di foresta isolati, garantendo il passaggio sicuro di grandi mammiferi come il tapiro di pianura (Tapirus terrestris), i giaguari e le scimmie.
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