La grande muraglia verde della Cina: come 100 miliardi di alberi stanno fermando il deserto

Three North shelterbelt foreste cina

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L’avanzata della desertificazione rappresenta una delle sfide ambientali più imponenti del nostro tempo.

Secondo recenti stime scientifiche, entro il 2100 quasi la metà delle terre emerse rischia di trasformarsi in zone aride.

Per rispondere a questa minaccia, nel 1978 la Cina ha dato il via al Three-North Shelterbelt Program, noto comunemente come la grande muraglia verde: una fascia forestale monumentale ideata per contrastare l’espansione dei deserti del Gobi e del Taklamakan.

Un piano di 72 anni per proteggere il territorio

Il progetto si estende su 13 province della Cina settentrionale, coprendo una superficie complessiva di oltre 4 milioni di chilometri quadrati. L’obiettivo finale, fissato per il 2050, prevede la piantumazione di circa 100 miliardi di alberi lungo una barriera verde lunga 4.500 chilometri e con una larghezza che in alcuni tratti raggiunge il chilometro.

L’iniziativa punta a triplicare la copertura forestale della regione, facendola passare dal 5,05% iniziale al 14,95%.

I dati e i monitoraggi satellitari diffusi da enti come la NASA mostrano che i risultati parziali sono già visibili: l’erosione del suolo si è ridotta di due terzi e l’avanzata delle dune sabbiose verso i centri abitati si è sostanzialmente arrestata.

L’impatto sul clima e sull’economia locale

La piantumazione massiccia di vegetazione non stabilizza soltanto il terreno, ma modifica in modo significativo il microclima locale:

  • Assorbimento di anidride carbonica: l’aumento della massa vegetale ha incrementato la capacità della regione di stoccare carbonio atmosferico.

  • Miglioramento della qualità dell’aria: la barriera riduce le tempeste di sabbia, apportando benefici tangibili anche alla qualità dell’aria delle grandi metropoli situate a centinaia di chilometri di distanza, tra cui Pechino.

  • Protezione dell’agricoltura e aumento delle piogge: la riduzione del vento e l’incremento dell’umidità favorita dai boschi proteggono i campi coltivati e favoriscono precipitazioni più regolari.

La trasformazione del territorio ha generato ricadute positive anche sul tessuto socio-economico delle popolazioni locali, grazie allo sviluppo della frutticoltura e della filiera forestale sostenibile.

La valutazione dei servizi ecosistemici nel lungo periodo

A conferma dell’efficacia sul lungo periodo del Three-North Shelterbelt Program, uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports di Nature ha analizzato l’evoluzione dei servizi ecosistemici e del Prodotto Ecosistemico Lordo (GEP) nell’area del progetto su un arco temporale di vent’anni.

La ricerca evidenzia importanti benefici ambientali e strutturali:

  • Forte incremento della conservazione idrica: la funzione di regimazione e conservazione dell’acqua ha registrato il tasso di crescita più elevato tra tutti i servizi ecosistemici analizzati.

  • Crescita del valore degli ecosistemi forestali: il valore per unità di superficie degli ecosistemi forestali ha visto un incremento superiore al 61%, seguito da quello delle aree a arbusteto (quasi 50%).

  • Aumento della copertura vegetale: la quota di aree con copertura vegetale medio-alta ha raggiunto il 36,4%, dimostrando come la riforestazione e il contenimento dell’erosione stiano consolidando la stabilità ecologica dell’intera regione settentrionale.

Non solo alberi: l’integrazione con le energie rinnovabili

Un elemento innovativo della strategia cinese riguarda la sinergia tra riforestazione e transizione energetica.

Nelle aree limitrofe ai deserti sono stati installati imponenti impianti solari ed eolici. La struttura fisica dei pannelli e delle turbine aiuta ad ancorare il terreno e a proteggere i giovani alberi dal vento, mentre l’energia pulita prodotta alimenta le comunità locali e le infrastrutture agricole di irrigazione.

Le sfide aperte e le criticità ecologiche

Nonostante i successi, diverse pubblicazioni su riviste scientifiche come Nature hanno messo in luce i limiti del progetto.

Nelle prime fasi, l’uso prevalente di monoculture a rapida crescita e di specie non autoctone ha causato un basso tasso di sopravvivenza delle piante, a causa dell’eccessivo consumo di risorse idriche sotterranee.

Inoltre, la grande quantità di polline prodotta da alcune specie ha determinato un aumento delle allergie respiratorie tra i residenti.

Le fasi più recenti del programma stanno correggendo questi errori, privilegiando la biodiversità, l’impiego di arbusti autoctoni più resistenti alla siccità e tecniche di semina di precisione.

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