Se pensiamo agli odori delle piante, di sicuro la prima cosa che ci viene in mente è l’inebriante profumo dei fiori e sappiamo che, per le piante, ha una chiara funzione: attirare gli insetti impollinatori.
Oggi la scienza raggruppa queste sostanze sotto il nome di COV (Composti Organici Volatili), dimostrando che non si tratta di semplici emanazioni passive, ma di veri e propri codici biochimici complessi.
Non è però l’unico esempio.
Moltissime piante infatti emanano odori anche quando non sono in fiore: basta pensare alle piante aromatiche come basilico, rosmarino, menta…tutte contraddistinte da un intenso profumo.
E la motivazione è a dir poco sorprendente: gli odori costituiscono infatti dei messaggi ben precisi, che le piante usano per ricavare informazioni dall’ambiente circostante e per comunicare tra di loro.
In altre parole, ci troviamo di fronte a una vera propria lingua vegetale!
Ma come fanno a percepire gli odori? Si può dire che sono ricoperte da un gran numero di recettori, dalle radici fino alle foglie, che funzionano come dei piccoli “nasi” con i quali recepiscono le molecole volatili (che compongono gli odori) e ne interpretano il significato.
Le ricerche più recenti indicano che questi recettori riescono a percepire anche variazioni infinitesimali, permettendo alla pianta di mappare con precisione millimetrica la provenienza del segnale.

Cosa si dicono le piante?
Siamo ben lontani da una conoscenza completa della lingua vegetale.
Le piante si scambiano infatti un’infinità di molecole volatili e, spesso, il messaggio non è associato a una soltanto, ma piuttosto a una combinazione di diverse molecole. Non solo, generalmente ogni specie di pianta possiede un suo linguaggio specifico.
Un po’ come se ogni famiglia botanica avesse sviluppato un proprio dialetto o una firma chimica unica, invisibile ai nostri occhi ma chiarissima per il resto della comunità vegetale.
Sono pertanto necessari ulteriori studi per trovare una chiave di interpretazione di messaggi così variegati e complessi.
Sappiamo però che le piante si scambiano la maggior parte dei messaggi per un motivo ben preciso: avvisarsi a vicenda di eventuali pericoli nelle vicinanze.
Ecco, ad esempio, cosa accade quando una pianta viene attaccata da un erbivoro: emetterà subito delle molecole per avvisare le piante vicine, che a loro volta adotteranno delle strategie difensive spesso sorprendenti, come produrre molecole chimiche che rendono le foglie indigeribili o addirittura velenose.
Un caso emblematico è quello delle acacie africane: quando vengono brucate dalle giraffe, rilasciano etilene nell’aria.
Le acacie sottovento intercettano il segnale e, nel giro di pochissimi minuti, aumentano i tannini nelle foglie fino a renderle tossiche per l’animale.
Ma c’è di più: alcune piante usano gli odori per reclutare “bodyguard” esterni.
Se un bruco attacca una pianta di pomodoro, questa rilascia un bouquet chimico che attira le vespe parassitoidi, acerrime nemiche dei bruchi, risolvendo la minaccia grazie a un’alleanza strategica.
Questo esempio di comunicazione mostra un altro aspetto delle piante ancora poco conosciuto: sono in grado di compiere atti che potremmo definire di vero e proprio altruismo.
Se vuoi approfondire questo argomento, ti consigliamo la lettura del libro Verde brillante di Stefano Mancuso (scienziato di fama mondiale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) e Alessandra Viola (giornalista e divulgatrice scientifica che collabora anche con il CNR).
Scopri gli altri sensi delle piante!
In qualità di Affiliato Amazon noi riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei
Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo sui social!


