Le piante non possiedono occhi, naso, orecchie o bocca e questo porta solitamente a pensare che non siano dotate dei cinque sensi.
La verità, però, è ben diversa! Non solo infatti ne sono ampiamente dotate, ma li usano in maniera ben più acuta di noi!
Dal momento che non possono muoversi, infatti, i sensi sono per loro uno strumento ancora più cruciale per la vita, la riproduzione e la difesa.
Recenti studi di neurobiologia vegetale hanno confermato che le piante non solo percepiscono l’ambiente, ma elaborano vere e proprie strategie di sopravvivenza basate su segnali chimici ed elettrici complessi. Questa consapevolezza sta rivoluzionando il nostro modo di intendere l’intelligenza naturale.
Certo, per comprenderne il funzionamento bisogna staccarsi dalla visione antropocentrica e considerare i cinque sensi da un punto di vista nuovo, quello vegetale.
E a proposito di questo, hai mai pensato al modo in cui viene solitamente utilizzato il termine “vegetale”? Essere ridotti a un vegetale significa aver perso ogni capacità sensoriale/motoria e assume pertanto una connotazione negativa.
Anche da questo si vede quanto ancora abbiamo da imparare sulle piante! Che saranno sì dei vegetali, ma non sono affatto inermi e prive di sensibilità come si crede.
Le piante vedono!
Pur non possedendo occhi, le piante sono perfettamente in grado di percepire stimoli visivi e quindi, in senso lato, di vedere.
Hanno infatti una percezione chiarissima della luce e sanno come intercettarla allo scopo di attuare la fotosintesi, funzione primaria di sostentamento per qualunque pianta.
Sanno valutarne la quantità e la qualità (in base all’inclinazione dei raggi solari) e la seguono con la crescita, soprattutto quando scarseggia, in modo da accaparrarsene quanto più possibile.
Questo movimento prende il nome di fototropismo.
Emblematico è il caso del girasole, il fiore che segue il sole per eccellenza, ma, in realtà, tutte le piante (seppur in maniera magari meno evidente) si comportano allo stesso modo.
Ma come fanno a “distinguere” i colori? Le piante utilizzano proteine specializzate chiamate fotorecettori. I principali sono i fitocromi (sensibili alla luce rossa e rossa lontana) e i criptocromi (sensibili alla luce blu). Grazie a questi, una pianta può capire se la luce che riceve è diretta o se è filtrata dalle foglie di una vicina, percependo quest’ultima come una “minaccia” alla propria sopravvivenza e accelerando la crescita per superarla.
E non è tutto. Le piante sono anche in grado di ricordare la posizione della sorgente di luce.
Ti è mai capitato di lasciare una pianta al buio per un paio di giorni, magari per un weekend fuori città?
Forse avrai notato che al tuo ritorno aveva allungato lievemente le foglie verso la finestra in cerca di luce, nonostante la serranda fosse abbassata!

Dove sono, quindi, gli “occhi” delle piante?
Diversamente dagli animali, i cui organi sono distribuiti in parti del corpo ben precise, le piante possiedono innumerevoli repliche dei loro organi disseminate ovunque.
In questo modo, anche se vengono parzialmente mangiate dagli erbivori, riescono tranquillamente a sopravvivere.
Possiamo allora dire che sono dotate di un’infinità di piccoli “occhi” lungo tutta la superficie delle foglie.
In particolare, studi suggeriscono che le cellule dell’epidermide vegetale possano fungere da lenti convesse, focalizzando la luce sui fotorecettori sottostanti, trasformando di fatto l’intera foglia in una sorta di occhio composto.
E cosa accade l’inverno, quando le piante decidue perdono le foglie?
Si verifica l’equivalente, per le piante, del letargo per gli animali.
Non a caso, è un fenomeno tipico dei paesi caratterizzati da un inverno freddo e con pochissima luce: le piante vanno a riposo, proprio come gli animali, per limitare il dispendio di energie e recuperare le forze in vista della primavera, quando torneranno a germogliare.
Scopri gli altri sensi delle piante!
Se vuoi approfondire questo argomento, ti consigliamo la lettura del libro Verde brillante di Stefano Mancuso (scienziato di fama mondiale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) e Alessandra Viola (giornalista e divulgatrice scientifica che collabora anche con il CNR).
Questo dimostra che, anche senza un cervello centrale, la pianta agisce come un organismo totalmente integrato e consapevole.
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