I cinque sensi delle piante: il gusto

Dionaea Muscipula pianta carnivora

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Per capire se le piante sono dotate del senso del gusto, dobbiamo concentrarci sulla loro ricerca di nutrimento e sugli strumenti che utilizzano per procurarselo.

Scopriremo così che le radici assaggiano continuamente il terreno alla ricerca di preziosi sali minerali e sono in grado di percepirne la presenza anche a grandi profondità e persino in caso di quantità infinitesimali.

A livello molecolare, questo avviene grazie a recettori specifici presenti sulle membrane cellulari delle radici, capaci di identificare i singoli ioni di azoto, fosforo e potassio.

Non solo. Una volta identificata una fonte di nutrimento, le radici orientano la loro crescita in quella direzione, allungandosi e moltiplicandosi fino a quando tutti i sali minerali non sono stati assorbiti.

Questo fenomeno è guidato da una vera e propria mappatura chimica del sottosuolo, supportata da una fitta rete di filamenti fungini (le micorrize) che espandono la capacità della pianta di “esplorare” e assaporare l’ambiente circostante.

Un caso unico: le piante carnivore

Nonostante il terreno sia il luogo in cui si concentra la maggior parte delle risorse nutritive utilizzate dalle piante, non tutte seguono questa dieta.

Le piante carnivore adottano infatti una strategia ben diversa.

Nell’immaginario collettivo, la pianta carnivora per eccellenza è indubbiamente la Dionaea Muscipula (conosciuta anche come Venere Acchiappamosche).

Presenta foglie modificate, dalla forma simile a quella di una vera e propria bocca dotata di denti aguzzi, che utilizza per intrappolare le sue prede.

Quando un insetto si muove lungo la foglia, infatti, innesca un sensore che porta la trappola a chiudersi di scatto.

Non basta però che il sensore si attivi una volta sola, sono invece necessari due tocchi (a distanza di non più di venti secondi) affinché la pianta sia certa di essere a contatto con qualcosa di interessante per cui vale la pena far scattare la trappola.

Studi scientifici recenti hanno dimostrato che la Dionaea sa anche contare: dopo il secondo tocco la trappola si chiude, ma sono necessari ulteriori stimoli meccanici da parte della preda intrappolata (fino a cinque) per attivare la produzione degli enzimi.

Questo evita alla pianta di sprecare preziose energie con falsi allarmi, come una goccia di pioggia o un detrito portato dal vento.

A quel punto, l’insetto non ha scampo.

La foglia si serrerà sempre di più fino a portarlo alla morte, dopo di che emetterà degli enzimi digestivi allo scopo di assimilare le sostanze nutritive contenute al suo interno (principalmente azoto).

Ultimata la digestione, la foglia si riaprirà rivelando l’unica parte indigeribile dell’insetto: l’esoscheletro.

Inoltre, si è scoperto che la pianta è in grado di “assaggiare” la preda prima di digerirla: la presenza di specifiche sostanze chimiche sulla cuticola dell’insetto, come la chitinasi, funge da interruttore chimico che calibra la composizione del cocktail enzimatico secreto.

pianta carnivora Dionaea Muscipula mangia mosca

Perché questo comportamento?

La strategia delle piante carnivore è frutto di un meccanismo evolutivo.

Storicamente, infatti, queste piante si sono sviluppate in zone paludose e caratterizzate da terreni poveri di sostanze nutritive.

Così, nel tempo, le loro foglie si sono modificate, acquisendo la capacità di procurarsi altrove il nutrimento che scarseggia nel terreno.

Le piante carnivore hanno quindi riconosciuto negli insetti una preziosissima fonte di azoto, fondamentale per la loro sopravvivenza, dimostrando di essere dotate di un palato sopraffino!

La ricerca genomica ha confermato che molte delle proteine utilizzate oggi dalle piante carnivore per digerire gli insetti derivano da antichi geni di difesa, originariamente impiegati dagli antenati di queste specie per proteggersi dalle malattie e dai parassiti, poi reinventati dall’evoluzione per scopi nutritivi.

Scopri gli altri sensi delle piante!

Se vuoi approfondire questo argomento, ti consigliamo la lettura del libro Verde brillante di Stefano Mancuso (scienziato di fama mondiale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) e Alessandra Viola (giornalista e divulgatrice scientifica che collabora anche con il CNR).

infografica meccanismi biologici delle Piante Carnivore

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