Cinchona è il nome di un genere di piante arboree diffuso nelle Ande: comprende 25 specie, caratterizzate da deliziosi fiorellini di un colore che varia dal bianco al rosa, a volte ricoperti di lanugine e molto profumati.
Ma non sono stati i fiori a rendere celebri questi alberi.
Più comunemente noti con il nome china, la loro corteccia ha letteralmente cambiato la storia (in modo simile al Salice, di cui abbiamo già parlato).
Scopriamo insieme perché!
La malaria in Europa…e la cura in Sudamerica
Agli inizi del ‘600, quando i colonizzatori spagnoli giunsero in Perù, la malaria era endemica in Europa e inesistente in Sudamerica.
Furono proprio i colonizzatori a importarla in quelle terre, dove, per ironia della sorte, pur in assenza della malattia esisteva già l’antidoto perfetto.
Gli indigeni usavano infatti da sempre un estratto dalla corteccia della china per curare brividi e febbre.
Ebbene, si scoprì che questo estratto (a cui sarebbe stato poi attribuito il nome di chinino) costituiva una cura realmente efficace contro la malaria.
Contiene infatti delle sostanze, dette alcaloidi, che hanno la capacità di rendere alcune componenti del sangue velenose per il parassita della malaria aiutando a debellarlo.
Venne allora in tutta fretta introdotto in Europa e, per lungo tempo, rimase l’unica cura ufficialmente riconosciuta.
Almeno fino a quando, agli inizi del ‘900, nei laboratori Bayer non venne scoperta la clorochina.
La storia del nome si intreccia anche con la leggenda: si racconta infatti che la contessa di Chinchón, moglie del viceré del Perù, fu guarita dalla malaria nel 1638 grazie a questa corteccia. Da qui deriva il nome botanico assegnato da Carlo Linneo. Il valore strategico di questa pianta fu tale che per secoli le nazioni europee tentarono di contrabbandarne semi e piantine per avviare piantagioni nelle proprie colonie, portando infine gli olandesi a svilupparne coltivazioni estensive in Indonesia.
Dalla corteccia alle sfide della ricerca moderna
Oggi la ricerca medica ha fatto passi da gigante: oltre ai farmaci sintetici, negli ultimi anni l’OMS ha raccomandato l’uso di innovativi vaccini contro la malaria (come RTS,S e R21/Matrix-M) per proteggere le popolazioni più a rischio.
Tuttavia, il chinino estratto dalla Cinchona rimane tuttora un presidio fondamentale nei protocolli medici per trattare le forme di malaria grave o resistenti ad altri farmaci.
Un’ultima curiosità
Il chinino è presente, in minima quantità, nell’acqua tonica ed è responsabile del suo caratteristico sapore amaro.
L’invenzione dell’acqua tonica risale alle truppe coloniali britanniche in India nell’Ottocento, le quali univano il chinino (assunto quotidianamente come profilassi antimalarica) ad acqua, zucchero, lime e gin per renderlo più gradevole: nacque così il celebre Gin & Tonic.
Oggi molte specie selvatiche del genere Cinchona affrontano una nuova sfida: la deforestazione e la perdita d’habitat nelle foreste nebbioso-montane delle Ande mettono a rischio la sopravvivenza di questi alberi storici, spingendo botanici e conservazionisti a promuovere progetti dedicati alla loro tutela.

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