Lo sapevi che?
In natura, il Pothos non è la piantina docile che siamo abituati a vedere nei vasi appesi.
È una liana gigantesca capace di arrampicarsi per decine di metri sugli alberi tropicali.
La cosa sorprendente è che, quando si arrampica verso l’alto e raggiunge la maturità, le sue foglie diventano enormi e sviluppano dei buchi e delle fessure simili a quelle della Monstera.
Quella che coltiviamo in casa è quasi sempre la forma “giovanile” della pianta, che mantiene le foglie intere e cuoriformi.
Esigenze di luce
Il Pothos è famoso per la sua tolleranza, ma la luce fa la differenza tra una pianta che “sopravvive” e una che “prospera”.
Ama la luce diffusa e brillante, ma teme i raggi diretti del sole che bruciano le foglie.
Indicazioni pratiche
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Posizione ideale: Vicino a una finestra esposta a Est o Ovest, o dietro una tenda leggera a Sud.
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Poca luce: Il Pothos sopravvive bene anche in zone ombrose, ma rallenterà la crescita e le foglie diventeranno completamente verdi, perdendo le tipiche striature (variegature).
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Troppa luce: Se le foglie sbiadiscono diventando quasi bianche o presentano bruciature marroni, va spostato.
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Nota sulle varietà: I Pothos molto variegati (come il Marble Queen o il N’Joy) hanno bisogno di più luce rispetto al Pothos verde scuro per mantenere i loro colori brillanti.
Annaffiatura
Come capire quando bagnare
Il segreto per un Pothos felice è lasciare che il terreno si asciughi parzialmente tra un’annaffiatura e l’altra.
È molto più tollerante alla siccità che ai ristagni idrici.
Linee guida utili
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Il test del dito: Inserisci un dito nel terreno per 2-3 cm; se è asciutto, puoi annaffiare.
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Segnali visivi: Quando il Pothos ha sete, le foglie appaiono “tristi”, leggermente flosce e morbide al tatto. Dopo l’acqua, si riprendono in poche ore.
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Frequenza: In estate ogni 5-7 giorni, in inverno ogni 10-14 giorni (o anche meno, a seconda della temperatura domestica).
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Metodo: Bagna fino a quando l’acqua esce dai fori di drenaggio, poi svuota sempre il sottovaso.
Temperatura
Essendo una pianta tropicale, il Pothos ama il caldo.
La temperatura ideale è tra i 18°C e i 28°C.
Tollera il caldo estivo se c’è umidità, ma soffre terribilmente il freddo: sotto i 10-12°C la pianta entra in sofferenza e può perdere le foglie.
Attenzione alle correnti d’aria fredda in inverno (non posizionarlo vicino a porte d’ingresso spesso aperte).
Concimazione
Durante la stagione vegetativa (da marzo a ottobre), il Pothos apprezza un aiuto extra.
Utilizza un concime liquido per piante verdi ogni 3-4 settimane.
Non esagerare con le dosi: un eccesso di fertilizzante può bruciare le radici e causare macchie marroni sulle punte delle foglie.
In inverno, la concimazione va sospesa.
Rinvaso
Il Pothos cresce velocemente, specialmente l’apparato radicale.
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Quando: Ogni 1-2 anni, preferibilmente in primavera.
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Segnali: Se le radici escono dai fori sotto il vaso o se la pianta “beve” l’acqua troppo velocemente (il terreno si asciuga in un giorno), è ora di rinvasare.
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Terriccio: Usa un mix universale di buona qualità, magari alleggerito con un po’ di perlite per favorire il drenaggio. Non ama i terricci troppo compatti che trattengono acqua a lungo.
Problemi comuni e soluzioni
Il Pothos è un ottimo comunicatore; basta osservare le foglie per capire cosa non va.
Foglie gialle
È quasi sempre colpa dell’eccesso d’acqua (marciume radicale).
Soluzione: Smetti di annaffiare finché il terreno non è asciutto. Se la situazione è grave, rinvasa rimuovendo le radici marce.
Punte delle foglie secche e marroni
Aria troppo secca.
Soluzione: Aumenta l’umidità nebulizzando le foglie o usando un umidificatore.
Steli lunghi con poche foglie (pianta “filata”)
Poca luce. La pianta si allunga disperatamente cercandola.
Soluzione: Sposta la pianta in un luogo più luminoso e pota i rami lunghi per infoltirla.
Perdita delle macchie bianche/gialle
Luce insufficiente.
Soluzione: Avvicina la pianta alla finestra per far tornare la variegatura.
Il segreto della verticalità
Molti coltivano il Pothos come pianta ricadente, lasciandolo scendere da mensole o librerie.
Tuttavia, se vuoi vedere una trasformazione biologica incredibile, prova a coltivarlo su un tutore muschiato.
Qui una guida pratica per costruire un tutore muschiato fai da te
Essendo una liana, quando il Pothos sente un supporto verticale su cui aggrapparsi con le radici aeree, riceve un segnale ormonale che lo spinge a produrre foglie progressivamente più grandi, spesse e robuste.
Al contrario, i rami che penzolano nel vuoto tenderanno a produrre foglie sempre più piccole man mano che si allungano verso il basso, poiché la pianta percepisce di non aver ancora trovato un “albero” su cui salire.
Curiosità botaniche
Sebbene sia comunissimo nelle case, è rarissimo vederlo fiorire.
L’ultima fioritura spontanea in coltivazione è stata segnalata nel 1964.
Questo accade a causa di una carenza genetica nella produzione di un ormone specifico (gibberellina).
Per questo motivo, il Pothos si propaga quasi esclusivamente per via vegetativa (talea) e non per semi.
Consiglio del botanico
Non aver paura di usare le forbici!
Il Pothos tende a diventare “spoglio” alla base se lasciato crescere indefinitamente in lunghezza. Per avere una pianta folta e piena, cima regolarmente i rami più lunghi.
Tagliare l’apice stimola la pianta a produrre nuovi getti laterali dalla base o dagli internodi.
Inoltre, i rami tagliati possono essere messi in un bicchiere d’acqua: radicheranno in poche settimane e potrai ripiantarli nello stesso vaso per dare ancora più volume alla pianta madre.
Nome scientifico e comune
Scientificamente noto come Epipremnum aureum, viene comunemente chiamato Pothos o Potos.
Un soprannome affascinante (e un po’ inquietante) è “Edera del diavolo” (Devil’s Ivy), un nome guadagnato grazie alla sua incredibile resistenza: cresce anche al buio e sembra quasi impossibile da uccidere.
Origine e habitat naturale
Originario delle isole della Società (Polinesia Francese), in particolare dell’isola di Mo’orea, il Pothos si è naturalizzato nelle foreste tropicali e subtropicali di tutto il mondo.
Nel suo habitat naturale vive come epifita o emiepifita: nasce al suolo e si arrampica rapidamente sui tronchi degli alberi alla ricerca della luce, ancorandosi con robuste radici aeree che assorbono umidità e nutrienti dall’aria e dalla corteccia.
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