Nuovi usi per l’acqua salata grazie alle mangrovie: il progetto HYDROUSA

Mangrovie in natura

Biomimesi e Innovazione: Il Progetto HYDROUSA

La biomimesi consiste nello studio delle strutture e dei comportamenti della natura per ideare soluzioni innovative in grado di migliorare le attività umane.

Questa disciplina, oggi pilastro fondamentale dell’economia circolare, non cerca solo di copiare la forma degli organismi, ma di replicarne i processi rigenerativi per eliminare il concetto stesso di “rifiuto”.

Proprio questo hanno fatto i ricercatori del progetto HYDROUSA, utilizzando le Mangrovie come fonte di ispirazione per risolvere il problema della scarsità d’acqua nelle zone costiere del Mediterraneo.

Oggi, i risultati di questa sperimentazione stanno tracciando la rotta per una gestione idrica resiliente in tutto il bacino del Mediterraneo, trasformando territori aridi in ecosistemi produttivi.

La Mangrovia non è infatti una semplice pianta, è molto di più…

I superpoteri della Mangrovia

Si tratta di una formazione vegetale, costituita da almeno due fasce di piante che crescono parallele alla linea di costa: la prima è formata da piante quasi perennemente sommerse; la seconda (la Mangrovia per antonomasia) viene invasa regolarmente dall’alta marea.

Queste piante, però, sono altamente specializzate per sopportare l’acqua salata del mare, eliminando l’eccesso di sale attraverso apposite ghiandole poste sulle foglie.

E, seguendo il loro preziosissimo esempio, il team di HYDROUSA è riuscito a migliorare le attuali tecnologie dei dissalatori, dando vita a una piattaforma tecnologica innovativa denominata Mangrove Still.

Rispetto ai dissalatori tradizionali, che richiedono enormi quantità di energia e producono una salamoia di scarto dannosa per l’ecosistema marino, il Mangrove Still opera a basse temperature e a impatto ambientale quasi nullo.

infografica che spiega come il progetto Hydrousa usa l'acqua salata con le mangrovie

Nuovi usi per l’acqua salata

La piattaforma è in grado di generare acqua distillata a partire da acqua salata, attraverso un processo di evaporazione e condensa azionato dalla luce solare: l’acqua del mare diventa allora utilizzabile per innaffiare i terreni agricoli in zone dove l’acqua generalmente scarseggia.

Al tempo stesso, ll dissalatore solare produce anche sale commestibile.

Le integrazioni più recenti hanno permesso di ottimizzare il sistema per il recupero di minerali preziosi dal residuo salino, come il magnesio e il calcio, utilizzati ora nell’industria locale.

Inoltre, l’acqua prodotta non serve solo all’irrigazione diretta, ma viene impiegata in sistemi di agricoltura rigenerativa che hanno visto un aumento della biodiversità del suolo del 30% nelle aree di test.

Un impianto dimostrativo di Mangrove Still si trova sull’isola greca di Tino e ha recentemente ottenuto dei finanziamenti dall’Horizon 2020 Research and Innovation Programme dell’UE. 

Il successo del sito pilota di Tino ha portato alla creazione della “HYDROUSA Water Alliance”, una rete che ha esteso l’applicazione di queste tecnologie ad altre isole greche, all’Italia e alla Spagna.

Il modello si è dimostrato economicamente autosufficiente, riducendo i costi di approvvigionamento idrico per le comunità locali del 40% rispetto al trasporto di acqua tramite navi cisterna.

Si attendono quindi ulteriori sviluppi su questa tecnologia dal grandissimo potenziale, che rappresenta ormai uno standard di riferimento per l’adattamento climatico nelle zone costiere vulnerabili.

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