Se lo zenzero è il “pizzico” che sveglia il palato a Natale, la cannella ne è l’abbraccio.
È quel profumo dolce, legnoso e avvolgente che sembra dire al nostro cervello: “Rilassati, sei a casa, fuori fa freddo ma qui si sta bene”.
Ma prima di finire spolverata sul vostro cappuccino o dentro un bastoncino di zucchero, la cannella è stata protagonista di guerre sanguinose, miti incredibili e capricci imperiali.
Ecco come la corteccia di un albero tropicale è diventata l’essenza stessa delle nostre Feste.
1. Una bugia costosa
Per secoli, la cannella è stata avvolta nel mistero. I mercanti arabi che la portavano in Europa sapevano bene che il segreto è l’anima del commercio. Per giustificare prezzi astronomici, inventarono storie fantastiche.
La Leggenda dei Cinnamologhi: I mercanti raccontavano ai Greci e ai Romani che la cannella veniva raccolta dai nidi di uccelli giganti e feroci (i Cinnamologhi), situati su scogliere inaccessibili. Per ottenerla, bisognava usare esche di carne pesanti per far crollare i nidi.
La verità era meno mitologica ma altrettanto affascinante: la cannella è la corteccia interna di un albero (Cinnamomum verum) che cresceva quasi esclusivamente a Ceylon (l’attuale Sri Lanka). Una volta tagliata, la corteccia si arrotola su se stessa asciugandosi, formando i famosi bastoncini.
2. Da Nerone ai mercanti veneziani
Nell’antica Roma, la cannella era sacra e valeva letteralmente più dell’oro (fino a 15 volte il valore dell’argento). L’imperatore Nerone, in un gesto di dolore (e di folle ostentazione) per la morte della moglie Poppea, fece bruciare durante il suo funerale l’intera riserva di cannella che Roma importava in un anno. Un gesto che oggi equivarrebbe a bruciare il PIL di una piccola nazione. Nel Medioevo, Venezia costruì parte della sua fortuna proprio sul monopolio di questa spezia. Non era usata solo per cucinare, ma come conservante. In un mondo senza frigoriferi, la cannella (che ha potenti proprietà antibatteriche e antimicotiche) aiutava a rallentare il deterioramento della carne e, ammettiamolo, a coprire il sapore di cibi non proprio freschissimi serviti durante i lunghi banchetti invernali.
3.Il calore sacro dell’inverno
Perché proprio a Natale? Anche qui, torna la “Teoria degli Umori” medievale che abbiamo visto con lo zenzero, ma con una sfumatura in più: il profumo.
-
Riscaldamento: La cannella era classificata come spezia “calda e secca”. Era prescritta dai medici per combattere i malanni da raffreddamento (tosse, influenza) tipici di Dicembre. Metterla nel vino (l’antenato del Vin Brulè o dell’Hippocras) era considerata una vera e propria medicina preventiva.
-
Lusso Spirituale: A Natale si usavano gli ingredienti migliori. La cannella, venendo dall'”Oriente” (luogo del Paradiso Terrestre nella geografia medievale), era considerata un ponte tra il terreno e il divino. Il suo profumo dolce ricordava l’incenso delle chiese.
E le altre tradizioni natalizie dove sono nate?
- Leggi qui perché l’agrifoglio è la pianta simbolo del Natale
- Qui la leggenda del bacio sotto il vischio
- Scopri l’origine della tradizione dell’albero di Natale
- Da dove nasce la tradizione di regalare la Stella di Natale
- Come lo zenzero è diventato il protagonista del Natale?
4. Le guerre delle spezie
La cannella divenne un ingrediente “popolare” (e quindi onnipresente nei dolci natalizi di tutta Europa) solo quando il monopolio si ruppe. Nel XVI e XVII secolo, Portoghesi, Olandesi e Inglesi combatterono vere e proprie guerre per il controllo dello Sri Lanka.
Quando gli Olandesi della Compagnia delle Indie Orientali presero il controllo, inondarono il Nord Europa di cannella. Ecco perché i dolci natalizi olandesi, tedeschi e scandinavi (come gli Speculoos, i Lebkuchen o i Kanelbullar) sono molto più ricchi di cannella rispetto ai dolci natalizi del Sud Europa. Era diventata la firma del loro impero commerciale.
5. Perché ci fa sentire bene?
C’è un motivo chimico per cui amiamo annusarla a Natale. L’olio essenziale di cannella contiene cinnamaldeide. Questa molecola ha due effetti:
-
Inganna il cervello: Attiva i termocettori della nostra lingua e del naso, creando una sensazione fisica di calore, anche se il cibo è freddo
-
Memoria emotiva: Il nostro bulbo olfattivo è direttamente collegato al sistema limbico (la sede delle emozioni). Avendo associato per generazioni la cannella ai momenti di festa in famiglia, il solo odore basta a scatenare una risposta rilassante e nostalgica (l’effetto “comfort food”)
Quindi, quando sorseggiate un Vin Brulè o mangiate uno Zimtstern (biscotto alla cannella), state assaporando una corteccia per cui sono caduti imperi, che Nerone ha bruciato per amore e che ha permesso ai nostri antenati di superare gli inverni più rigidi.
Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo sui social!

