Il segreto dei Lecci millenari dell’isola di Montecristo: la foresta più antica del Tirreno

lecci isola di montecristo

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Sai qual è il vero tesoro dell’isola di Montecristo? I suoi lecci!

Si tratta di 130 esemplari e, da oltre cinquant’anni, l’area che li ospita è una riserva a protezione integrale, ovvero visitabile soltanto nel corso di escursioni autorizzate.

Conosciamoli meglio…

Il  nome scientifico del leccio è Quercus ilex e si tratta di un albero sempreverde dalla crescita lenta, che può essere anche molto longevo.

Per verificare l’età esatta dei lecci di Montecristo, i campioni di sei esemplari sono stati datati, con il metodo del radiocarbonio, in uno studio coordinato dall’Università della Tuscia: si è così scoperto che hanno tra i 400 e gli oltre 700 anni.

“La longevità dei lecci di Montecristo ha aperto un nuovo capitolo sull’anzianità che può raggiungere questa specie – spiega Gianluca Piovesan dell’Università della Tuscia – i dati dimostrano che le querce sempreverdi degli habitat costieri, in termini di età, competono con quelle che si trovano più in alto come le roveri dell’Aspromonte”.

Indagini genomiche condotte su questi patriarchi vegetali hanno rivelato dettagli straordinari: il loro DNA racchiude varianti genetiche uniche, sviluppate in secoli di isolamento geografico.

Questa eccezionale “memoria genetica” permette ai lecci di Montecristo di tollerare prolungati periodi di siccità e l’azione costante dei venti salmastri, offrendo agli scienziati indizi preziosi su come le foreste mediterranee potranno adattarsi ai futuri cambiamenti climatici

Lecci da proteggere

Aver racchiuso i lecci dell’isola all’interno di una riserva naturale non è però sufficiente a proteggerli del tutto, a causa della presenza delle capre: simbolo dell’area e unica popolazione che vive in Italia allo stato selvatico, si nutrono dei germogli delle piantine più giovani ostacolando il rinnovamento naturale della foresta.

Per risolvere il problema, sono state allora avviate ulteriori azioni di tutela: le ghiande dei lecci vengono raccolte, sia per conservarne il patrimonio genetico che per riprodurle in ambiente controllato.

Inoltre, le piante più importanti della riserva sono state isolate con recinti di 40 metri per tenere lontane le capre e permettere che si riproducano in pace.

Oggi gli sforzi di conservazione stanno mostrando i primi, storici risultati.

I monitoraggi ecologici sul campo confermano che, all’interno delle aree recintate e protette dall’appetito vorace delle capre, lo strato di lettiera si è rigenerato e sono state censite centinaia di nuove piantine nate spontaneamente.

Per la prima volta dopo decenni, la foresta ha ricominciato a rinnovarsi da sola.

La sfida attuale per i biologi del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano resta comunque complessa: l’obiettivo è raggiungere un perfetto equilibrio eco-sistemico a lungo termine.

Si punta infatti a proteggere il futuro dei lecci millenari senza eradicare la capra selvatica di Montecristo, anch’essa un’entità biologica e storica di inestimabile valore bioculturale che rende l’isola un laboratorio evolutivo unico al mondo.

infografica dei lecci millenari sull'isola di Montecristo

 

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