Il ritorno delle foreste sottomarine di Kelp della California: una nuova speranza per il pianeta

Veduta sottomarina di una foresta di Kelp in California

Le foreste di kelp rinascono lungo la costa del Pacifico, offrendo un ecosistema brulicante di vita, depurando l’acqua e l’atmosfera, e promettendo soluzioni innovative per la crisi climatica.

Per millenni, le foreste sottomarine di kelp (alghe giganti) sono state una risorsa vitale per le popolazioni indigene della costa della California, come i Chumash.

Oggi, questi “boschi acquatici” stanno tornando a prosperare, non solo grazie alla resilienza della natura, ma anche grazie a sforzi intensivi di restauro e protezione. La loro rinascita potrebbe rivelarsi una delle armi più preziose del pianeta contro il cambiamento climatico.

Un ecosistema prezioso sotto la superficie

Le foreste di kelp sono ecosistemi complessi brulicanti di vita. Queste alghe verdi e ambrate, che possono crescere fino a più di 50 metri dal fondo marino alla superficie, mantengono le acque pulite e ossigenate, ospitando oltre un migliaio di specie documentate di piante e animali.

Il naturalista Charles Darwin ne fu meravigliato nell’Ottocento, paragonandole alle foreste terrestri delle regioni intertropicali per la loro importanza ecologica. Il kelp non è una pianta, ma un’alga molto grande.

Con una copertura globale che supera i due milioni di miglia quadrate (circa l’area della foresta amazzonica), le foreste di kelp sono incredibilmente efficaci nella mitigazione del cambiamento climatico.

Sono in grado di assorbire anidride carbonica (CO2) dall’aria e dall’acqua fino a 20 volte di più rispetto a foreste terrestri della stessa dimensione.

L’acqua oceanica assorbe circa un terzo delle emissioni di carbonio in eccesso, e la coltivazione di kelp agisce come una spinta significativa contro l’acidificazione degli oceani risultante.

La crisi e la lotta per la rinascita

La distruzione di queste foreste è stata guidata da diversi fattori storici e recenti. La caccia, che ha portato quasi all’estinzione le lontre marine nel XVIII e XIX secolo, ha rimosso i predatori naturali dei ricci viola, che si sono moltiplicati trasformando i letti di kelp in “desolati sottomarini”.

Successivamente, l’industria petrolifera, con fuoriuscite di greggio (come il disastro del 1969), ha causato ulteriori danni.

Ma la minaccia più recente è venuta dalle ondate di calore marino, come l’evento El Niño, senza precedenti, tra il 2013 e il 2016. Per combattere questo declino, si sono rivelati fondamentali progetti come il Palos Verdes Kelp Forest Restoration Project vicino a Los Angeles.

Tom Ford, CEO della Bay Foundation, ha guidato un decennio di lavoro per “far ripartire questa macchina ecologica”.

La sua squadra ha dovuto affrontare la difficile opera di eliminare i ricci viola in eccesso, spesso distruggendoli manualmente, per riequilibrare l’ecosistema.

Nel 2024, questo sforzo ha portato al ripristino di una foresta di 70 acri, un successo che è cresciuto a 80 acri l’anno successivo.

Ulteriori progressi sono stati compiuti nel novembre 2024 con l’istituzione del Chumash Heritage National Marine Sanctuary, che protegge oltre 12.000 chilometri quadrati di acque costiere e habitat sensibili.

Soluzioni per il clima e l’agricoltura

La coltivazione e l’utilizzo del kelp offrono anche enormi opportunità economiche e ambientali.

  1. Biostimolanti agricoli: aziende come Ocean Rainforest stanno coltivando kelp per trasformarlo in un biostimolante liquido per l’agricoltura. L’uso di questo composto naturale potrebbe ridurre il bisogno di fertilizzanti artificiali (che emettono protossido di azoto, un potente gas serra 300 volte più potente della CO2) e migliorare le rese di colture come fragole, mandorle e avocado.
  2. Cattura del Carbonio a Basso Costo: Brian von Herzen, fondatore della Climate Foundation, stima che il kelp possa rimuovere CO2 a un costo di soli $20 – $85 per tonnellata, notevolmente inferiore ai $1.000 per tonnellata dei macchinari di cattura diretta dall’aria. Un solo acro di kelp coltivato può assorbire fino a 35 tonnellate di CO2 all’anno. Von Herzen ritiene che l’espansione del kelp potrebbe rimuovere abbastanza carbonio da equivalere a tutte le emissioni globali dell’aviazione.
  3. Alternative alla Plastica e Alimenti per il Bestiame: Il kelp può essere utilizzato per creare biopolimeri biodegradabili, sostituendo la plastica a base di petrolio. Ad esempio, l’azienda Sway produce imballaggi a base di alghe. Inoltre, spruzzando alghe sui mangimi per il bestiame, è possibile ridurre le emissioni di metano delle mucche tra il 40 e l’80%.

La velocità di crescita del kelp (alcune specie giganti crescono fino a 60 cm al giorno) potrebbe permettergli di espandersi rapidamente.

Non solo catturano il carbonio, gli studi suggeriscono che le foreste di kelp emettono anche aerosol biogenici che aiutano la formazione di nuvole costiere: riflettendo la luce solare nello spazio, aiutano a mantenere fresca la California e a proteggerla dagli incendi.

La rinascita delle foreste sottomarine della California, frutto della collaborazione tra scienziati e leader indigeni come Eva Pagaling, simboleggia un’importante spinta verso un futuro più sano.

Dimostra che, anche di fronte a decenni di inquinamento e distruzione, la natura possiede un’incredibile capacità di recupero.

Fonte: Evan I. Schwartz, “Underwater Forests Return to Life off the Coast of California, and That Might be Good News for the Entire Planet“.   

 

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