Moltiplicare un glicine è un progetto entusiasmante che permette di replicare la bellezza di un esemplare vigoroso e profumato.
Tuttavia, la scelta del metodo di propagazione non influisce solo sulla facilità di esecuzione, ma determina in modo drastico gli anni che dovranno passare prima di poter vedere la prima fioritura.
Quando si desidera ottenere una nuova pianta, è fondamentale valutare i pro e i contro delle diverse tecniche per evitare anni di attese infruttuose.
Glicine: come curare la pianta per avere splendidi fiori viola a grappolo
La riproduzione per seme: perché è sconsigliata
Raccogliere i grandi baccelli legnosi che pendono dai rami in autunno ed estrarne i semi è un’operazione semplice e affascinante, ma fortemente sconsigliata se l’obiettivo è ottenere una fioritura in tempi ragionevoli.
Il limite principale della riproduzione da seme è legato alla genetica e alla biologia della pianta:
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Tempi di attesa biblici: un glicine nato da seme entra nella fase di maturità fisiologica molto tardi. Possono essere necessari dai 10 ai 15 anni, e in alcuni casi fino a 20 anni, prima di vedere il primo grappolo di fiori.
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Incertezza del risultato: il seme è il frutto di una combinazione genetica. Questo significa che la nuova pianta potrebbe non ereditare le caratteristiche di intensità del colore o di profumo della pianta madre. Potresti attendere più di un decennio per poi scoprire che la fioritura è rada o di tonalità sbiadita.
Se ti trovi in una situazione in cui la tua pianta fa molte foglie ma nessun fiore, potrebbe dipendere proprio dalla sua origine genetica.
La talea: il metodo più diffuso e sicuro
La talea è il sistema più utilizzato a livello vivaistico e amatoriale perché garantisce la fedeltà genetica alla pianta madre e accorcia drasticamente i tempi di fioritura, che solitamente avviena entro 2 o 3 anni.
L’operazione si esegue principalmente in due periodi dell’anno:
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Talea legnosa (inverno):si prelevano porzioni di ramo dell’anno precedente, lunghi circa 20-25 centimetri, durante il periodo di riposo vegetativo. È il momento ideale, che coincide spesso con le operazioni descritte nella nostra guida su la potatura del glicine: guida stagionale (estate e inverno).
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Talea semilegnosa (estate): si utilizzano i getti laterali parzialmente lignificati prelevati nei mesi di luglio o agosto.
I rametti vanno privati delle foglie inferiori, trattati alla base con della polvere radicante e interrati in un composto di torba e sabbia mantenuto costantemente umido.
La propaggine: l’alternativa naturale ad alta efficacia
La propaggine sfrutta la naturale tendenza del glicine a radicare quando un suo ramo tocca il suolo.
È un metodo eccellente per chi possiede già una pianta in giardino e desidera ottenerne una nuova con una percentuale di successo vicina al 100%.
Il procedimento è semplice:
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Si sceglie un ramo flessibile, lungo e vicino al terreno.
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Si pratica una leggera incisione superficiale sulla corteccia nel punto che andrà interrato (per stimolare la produzione di radici).
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Si interra quella porzione di ramo bloccandola con un picchetto a U e lasciando l’estremità del ramo libera verso l’alto.
Dopo circa un anno, l’apparato radicale sarà sufficientemente autonomo.
A quel punto si potrà recidere il legame con la pianta madre e trapiantare il nuovo esemplare.
Questa tecnica è ideale anche per chi desidera avviare un nuovo impianto da posizionare su strutture delicate, riducendo lo stress iniziale della pianta.
Moltiplicare per propaggine: sfruttare la forza della natura
Il consiglio pratico della Redazione di Giungla Urbana
Se decidete di cimentarvi nella tecnica della talea o della propaggine, prestate massima attenzione alla qualità del contenitore e del terriccio nei primi mesi di vita della nuova pianta.
Le giovani radici del glicine sono carnose e soffrono terribilmente i ristagni idrici, che possono causare marciumi radicali letali prima ancora che la pianta si sia stabilizzata.
Utilizzate sempre un vasetto con ampi fori di drenaggio, create uno strato di argilla espansa sul fondo e preferite una miscela di terriccio leggero arricchito con perlite o sabbia di fiume.
Questo accorgimento permette uno sviluppo rapido dell’apparato radicale e prepara al meglio la pianta, sia che la vostra intenzione sia il trapianto in piena terra, sia che vogliate valutarne l’allevamento sul balcone.

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